L’atleta di Taranto risorge e corre verso il futuro danzando su una cartina del Mare Nostrum: nella coreografia che apre la XX edizione dei Giochi del Mediterraneo c’è la metafora di una città che punta a riabbracciare il proprio futuro, secondo l’auspicio rivolto alla vigilia dal presidente Mattarella stasera in tribuna (per lui un’ovazione all’arrivo allo stadio Iacovone) per dichiarare “ufficialmente aperti i Giochi”. Una chance – non necessariamente l’ultima, sicuramente la più ghiotta da molto tempo a questa parte – per dare un futuro diverso alla città dell’acciaio e delle ciminiere all’indomani dell’annuncio della premier Meloni di un doppio tavolo per settembre su Taranto, uno sull’ex Ilva, l’altro sullo sviluppo della città. Davanti a Capi di Stato (di Algeria, Kosovo, Macedonia del Nord e Libano) e di Governo (quelli di Serbia e Algeria), Taranto si rifà il trucco in una esplosione di luci e colori, sonorità mediterranee e orgoglio pugliese. In tribuna le più importanti cariche istituzionali: col presidente Mattarella, la premier Meloni, i presidenti di Camera e Senato Fontana e La Russa, quattro ministri (Abodi, Foti, Schillaci e Mazzi). Festa di sport ma anche crocevia internazionale di relazioni diplomatiche.
La firma di G2 Eventi Casta Diva Group
Il mito è tornato a vivere e, questa volta, ha guardato al futuro. È stato questo il filo conduttore della Cerimonia di Apertura dei XX Giochi del Mediterraneo Taranto 2026, firmata da G2 Eventi – Casta Diva Group, che ieri ha trasformato lo Stadio Erasmo Iacovone in un grande teatro a cielo aperto, mettendo in scena la storia, l’identità e l’energia contemporanea di Taranto e del Mediterraneo. Un appuntamento che ha coinvolto 16.500 spettatori presenti allo stadio, raggiungendo un’audience complessiva di 973.000 spettatori televisivi (7.1%), a conferma della capacità della Cerimonia di trasformare un evento sportivo internazionale in un racconto culturale e spettacolare capace di superare i confini dell’arena. La Cerimonia di Apertura dei XX Giochi del Mediterraneo, firmata da un team creativo guidato dal Direttore Creativo Francesco Paolo Conticello e dal Direttore Artistico Angelo Bonello, ha sviluppato il concept “Il mito diventa futuro”, costruendo un racconto nel quale la memoria non è stata celebrata come qualcosa di immobile, ma è diventata una materia viva, capace di parlare al presente e indicare una direzione per il futuro. Sul palco si sono alternati Simone Grande, che ha cantato l’Inno di Mameli accompagnato dall’Orchestra della Magna Grecia, Mietta con un suo brano inedito, Al Bano con una versione originale di Nel Sole, Francesco Fratini alla tromba, Christian Pace in un ballo solista e Serena Brancale con un medley dei suoi brani più iconici.
Lo show
La complessità produttiva dello show si è tradotta in oltre 70 performer e 300 persone tra tecnici e professionisti della produzione, che hanno dato vita a una macchina scenica spettacolare attraverso un linguaggio profondamente contemporaneo, fatto di light design, effetti scenici, performance, droni e tecnologia. Le coreografie sono state firmate da Thomas Signorelli, i costumi sono opera di Maria Sabato e le musiche originali sono state composte da Formisanoff – Merlo Recording Studio. La dimensione artistica si è intrecciata con quella istituzionale e internazionale: l’evento infatti coinvolge circa 4000 atleti provenienti da 26 Paesi e le delegazioni hanno sfilato davanti al Presidente della Repubblica Italiana, Sergio Mattarella, alla Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, e ad altre autorità istituzionali e rappresentanti internazionali: la dimensione sportiva è stata così ricondotta al suo significato più profondo, non soltanto competizione, ma strumento di incontro, rispetto, cooperazione e dialogo tra i popoli. Il risultato è stato un racconto nel quale il mito non è rimasto confinato al passato, ma è diventato uno strumento per interrogare il presente e immaginare il domani.