Non è solo colpa della guerra in Iran. O delle accise. A spingere i prezzi dei carburanti in Italia e in Europa sono anche le scelte politiche e industriali errate negli ultimi anni sulla scia delle eco follie green. Un elemento determinante nella composizione del prezzo dei carburanti è infatti legato al costo della raffinazione del petrolio e negli ultimi quindici anni, secondo i dati dell’associazione europea di settore Concawe, in Europa sono attive 94 raffinerie contro le 117 del 2009.

Risultato? La capacità di raffinazione si è ridottà del 20%, con una stima di 2 milioni di barili al giorno prodotti in meno tra il 2005 e il 2025. A lanciare l’allarme è stato ieri Gianluca Caramanna, capogruppo di Fdi in Commissione attività produttive della Camera.

 

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«Le politiche ideologiche e scellerate dell’Unione europea sul Green Deal, perpetuate per anni, ci presentano oggi un conto salatissimo» sottolinea. «L’Europa ha chiuso ben 35 raffinerie, riducendo drasticamente la capacità di raffinazione nel continente a livelli ormai di estrema debolezza. E il paradosso è che, mentre Bruxelles ci scarica cinicamente la palla addosso rifiutandosi di intervenire a livello comunitario sugli extraprofitti delle compagnie petrolifere e lasciando i singoli Stati da soli ad affrontare il caro-carburanti, nessuno ha il coraggio di ammettere che la radice del problema risiede proprio nella miopia delle regole europee» aggiunge Caramanna. «La responsabilità della situazione in cui ci troviamo è la conseguenza diretta di questa cecità politica: l’Europa deve finalmente aprire gli occhi» conclude il deputato.

L’Italia insieme alla Francia è tra le prime nazioni europee per raffinerie chiuse e oggi nel nostro Paese rimangono solo 11 impianti operativi contro i 16 del 2009 con un calo da 94,2 milioni di tonnellate di prodotti raffinati a 64 milioni, ovvero un terzo della produzione in meno. Mentre l’Europa chiudeva le proprie raffinerie, la capacità nei Paesi asiatici e mediorientali è cresciuta del 50% passando dalla produzione di 25,8 a 38,5 milioni di barili al giorno e anche negli Stati Uniti, dopo anni di cali, si sta registrando un’inversione di tendenza. La progressiva dismissione delle raffinerie è stata causata sia dai mancati investimenti i sia dalle politiche ambientali europee.

 

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Ad esempio il sistema Ets: la tassa che grava sulle emissioni delle raffinerie (e delle imprese). Se l’obiettivo dichiarato della tassazione green era quello di incentivare la transizione ecologica, l’effetto che ha avuto fino ad ora è stato quello di trasferire la produzione dei carburanti dall’Europa ad altri Paesi che non devono sottostare al sistema Ets.