Una delle cartelle cliniche usate nella perizia degli esperti dell’accusa nel secondo processo sulla morte di Diego Armando Maradona in corso di svolgimento a Buenos Aires appartiene al padre del calciatore. Questo il sorprendente dato emerso nell’ultima udienza del giudizio e che potrebbe mettere a rischio nuovamente la validità dell’intero dibattimento. “È una situazione talmente senza precedenti e scandalosa che è impossibile sapere cosa fare”, ha affermato Francisco Oneto, avvocato del principale imputato, il neurochirurgo Leopoldo Luque. Nicolas D’Albora, legale dell’imputata Nancy Forlini – coordinatrice dell’assistenza domiciliare per la società sanitaria Swiss Medical – ha segnalato l’errore, ma era stato proprio lui a trasmettere inizialmente le informazioni al tribunale. Ora ha spiegato di essersi limitato a inoltrare i dati senza esaminarli nel dettaglio: “Si è trattato di un errore involontario del laboratorio di Swiss Medical, di cui ci siamo accorti durante la preparazione del controinterrogatorio, poiché alcuni valori non corrispondevano a quelli di un paziente sottoposto a cure mediche. È stato allora che abbiamo notato come, a fronte di un’identità anagrafica identica, il numero di iscrizione e quello della cartella clinica non coincidessero”.

Rischio annullamento

A quattro mesi dall’inizio del nuovo processo  annullato nel 2025 dopo la scoperta che l’ex giudice Julieta Makintach stava filmando di nascosto un documentario durante le udienze – il procedimento orale rischia quindi nuovamente di essere dichiarato nullo. La perizia, dopo aver analizzato l’intero fascicolo, comprese le cartelle cliniche e gli esami di Maradona, aveva concluso che l’ex campione del mondo di calcio non è stato curato adeguatamente in relazione al suo quadro clinico e che la sua morte si sarebbe quindi potuta evitare. Maradona è morto il 25 novembre 2020 mentre si riprendeva da una delicata operazione alla testa per la rimozione di un ematoma subdurale.

Il pm accusa

“Solo chi ha teso la trappola poteva sapere dove fosse nascosta”. Così Patricio Ferrari, uno dei pm del processo sulla morte di Maradona, ha commentato alla stampa prima di entrare in tribunale lo scandalo delle cartelle cliniche scambiate che potrebbe derivare adesso in un secondo clamoroso annullamento dell’intero giudizio.  Successivamente, già durante il dibattimento, Ferrari ha preso la parola per denunciare “un’operazione mediatica con l’obiettivo di confondere le acque”. “Ci hanno ingannato, hanno commesso un reato e ora vogliono far cadere il processo quando è quasi concluso (…) ma mi dispiace dirlo, non gli è servito a nulla, non riusciranno a farlo cadere”, ha quindi aggiunto.  L’ennesimo colpo di scena nel processo che vede imputati i sette medici che avevano in cura Maradona durante la degenza successiva a una delicata operazione alla testa per la rimozione di un ematoma subdurale è avvenuto mercoledì. Una delle cartelle cliniche usate nella perizia degli esperti dell’accusa è risultata infatti appartenere al padre del calciatore, un episodio per il quale adesso viene additata la responsabilità dell’assicurazione privata di salute (Swiss Medical) a cui aderiva il defunto campione del Napoli e della nazionale argentina.  Al termine del suo intervento il pm Ferrari, insieme all’avvocato delle figlie di Diego, Fernando Burlando, ha richiesto di perquisire gli uffici dell’assicurazione sanitaria e le due cliniche dove Maradona era stato curato, al fine di sequestrare le cartelle cliniche originali.