Per Giuseppe Conte, le parole di Paolo Zampolli sono sempre fonte di un certo qual imbarazzo. Anche quando l'inviato speciale degli Stati Uniti per le partnership globali è di fatto un ex. Pochi giorni fa, infatti, il presidente americano Donald Trump ha deciso di rimuovere dall'incarico il suo braccio destro, un diplomatico diventato famoso per loquacità e intraprendenza.

Qualche mese fa, proprio Libero aveva riferito di una colazione di lavoro con il leader del Movimento 5 Stelle, un incontro riservato che aveva scatenato indiscrezioni, retroscena e voci impazzite. Non è che "Giuseppi", ai tempi del governo gialloverde lodato dallo stesso Trump, stesse studiando per tornare a Palazzo Chigi e parlasse di questo con l'amico americano? 

 

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"Con Conte aveva discusso di affari?", domanda Repubblica a Zampolli in una lunga intervista. Risposta secca: "Una colazione. Abbiamo parlato cinque minuti di quel palazzo ed è finita li". Si riferisce all'Hotel Plaza, che la famiglia Paladino (Olivia Paladino è la compagna di Conte) voleva vendere? "No, io avevo un acquirente. Poi è finita lì".

 

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Per il resto, Zampolli picchia duro su Donald: "La gente non sta lasciando l'amministrazione Trump, sta scappando". In ogni caso, la rimozione sembra essere stata consensuale: "Era un po' di tempo che ci parlavamo. L'incarico di inviato speciale dura un anno. Ci sono discussioni in corso anche per gli altri, come Grenell, Boulos, gli stessi Kushner e Witkoff, tutti irregolari. Il presidente mi aveva prorogato per sei mesi, ma a questo punto il dipartimento di Stato mi stava stretto".

 

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"Ho svolto questo compito per un anno - aggiunge - e ottenuto grandi risultati per gli Stati Uniti, come l'acquisto di molti aerei Boeing. A questo punto il governo sta cambiando e tante persone stanno lasciando l'amministrazione. Lui mi ha detto: 'Al dipartimento di Stato l'incarico è finito, perché non vai a fare business, visto che sei capace? Almeno guadagni qualcosa'. Gli ho risposto: "Signor presidente, hai sempre ragione'".

 

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Pesa in ogni caso l'ombra di una possibile sconfitta alle elezioni di midterm: "Tutti stanno lasciando. Non lasciando, scappando". Pare che l'ambasciatore americano in Italia, Tilman Fertitta, si fosse lamentato delle sue invasioni di campo. "Questo - riconosce Zampolli - era accaduto proprio all'inizio, ma in seguito tutto si era normalizzato. Poi è arrivato il casino della colazione con Conte, ma nessuno si è arrabbiato. Quindi gli attacchi di Report, che sono politici e finanziati, perciò mi sono dovuto difendere. Ma non ho mai detto che l'Italia era il mio territorio: non lo è mai stata, non l'ho mai chiesta. Io non sono il loro referente per l'America. Non lo sono mai stato e non volevo esserlo".