Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha confermato il pieno appoggio di Teheran al Libano nel corso di un incontro nella capitale iraniana con Hassan Fadlallah, deputato di Hezbollah. Al termine del colloquio, Araghchi ha affidato a Telegram un messaggio nel quale ha celebrato quella che ha definito la «resistenza» e la «dignitosa capacità di tenuta» della popolazione libanese di fronte alle operazioni israeliane. Fadlallah, dal canto suo, ha sollecitato i Paesi musulmani a costruire una linea comune e decisa contro Israele, facendo riferimento alle operazioni condotte in Libano, nella Striscia di Gaza e in Cisgiordania. Le dichiarazioni arrivano mentre Israele segnala una crescente attività lungo la rotta utilizzata per trasferire armamenti dalla Siria al Libano. Secondo quanto riferito da Channel 12 News, negli ultimi tempi le forze di sicurezza avrebbero registrato un incremento dei tentativi di far arrivare armi oltre il confine siriano, con destinazione finale Hezbollah.

La rotta clandestina della Forza Quds verso il Libano

In particolare, gli apparati di sicurezza indicano nella Forza Quds dei Guardiani della Rivoluzione la struttura incaricata di finanziare, coordinare e dirigere le operazioni necessarie a far giungere gli armamenti nelle mani del movimento sciita libanese. Per Israele, questa attività dimostrerebbe che Hezbollah sta cercando di utilizzare la fase successiva al cessate il fuoco per ricostituire le proprie capacità militari. L’obiettivo sarebbe quello di recuperare almeno parte dell’arsenale e delle infrastrutture perdute, sfruttando soprattutto i collegamenti che attraversano il territorio siriano. Una fonte della difesa israeliana citata nel rapporto sostiene che Hezbollah avrebbe intensificato proprio per questa ragione i tentativi di trasferire materiale bellico attraverso la Siria. Secondo la stessa fonte, soltanto una parte delle spedizioni viene scoperta e bloccata, mentre numerosi carichi riuscirebbero a superare i controlli e a raggiungere la loro destinazione.Negli ultimi mesi gli eserciti siriano e libanese hanno diffuso fotografie e filmati relativi al sequestro di armi e materiale militare. Questi interventi, tuttavia, non avrebbero interrotto il flusso clandestino. Le autorità israeliane ritengono infatti che quantitativi consistenti di armamenti continuino a transitare lungo queste rotte senza essere individuati.È anche per questo motivo che Israele considera essenziale conservare la possibilità di intervenire militarmente in territorio siriano. La scoperta di una spedizione particolarmente importante destinata a Hezbollah potrebbe infatti essere considerata sufficiente per giustificare un’operazione preventiva contro il carico, i depositi o le strutture utilizzate per il trasferimento delle armi.

L’aut aut degli Stati Uniti e il nodo del disarmo a Gaza

Allo stesso tempo, un’altra partita decisiva si sta giocando sul fronte di Gaza, dove i colloqui con Hamas al Cairo sarebbero arrivati a un passaggio particolarmente delicato. Sempre secondo Channel 12 News, gli Stati Uniti avrebbero rivolto un avvertimento esplicito ai vertici dell’organizzazione terroristica palestinese: qualsiasi tentativo di aggirare gli accordi, conservare arsenali nascosti o sottrarsi agli obblighi di disarmo provocherebbe la fine del percorso diplomatico. Il messaggio sarebbe stato consegnato direttamente da Jared Kushner durante un incontro con Khalil al-Hayya, uno dei principali dirigenti di Hamas. Il colloquio sarebbe stato organizzato dopo che informazioni di intelligence condivise con Washington e con i Paesi mediatori avrebbero indicato l’esistenza, all’interno di Hamas, di settori intenzionati a evitare lo smantellamento completo delle proprie capacità militari. Secondo due fonti presenti alla riunione, Kushner avrebbe chiarito davanti ai mediatori che il comportamento concreto di Hamas rappresenterà il vero banco di prova. «La vera prova sarà l’attuazione. Se cercherete di ingannarci, il processo si fermerà e nessuno si opporrà a Israele», avrebbe detto ai rappresentanti dell’organizzazione. L’inviato americano avrebbe inoltre ricordato la profonda diffidenza israeliana nei confronti di Hamas. Il principio illustrato sarebbe molto semplice: se Israele rispetterà gli impegni assunti nell’ambito dell’intesa, anche Hamas dovrà applicare integralmente quanto concordato. Ciò significherebbe procedere al disarmo, rinunciare alla ricostruzione dell’apparato militare e accettare la smilitarizzazione della Striscia. Secondo funzionari coinvolti nei negoziati citati dall’emittente israeliana, Kushner sarebbe deciso soprattutto a impedire il ripristino della situazione precedente, nella quale Hamas era riuscito per anni a conservare contemporaneamente il controllo politico di Gaza e un’importante capacità militare. Un eventuale mancato rispetto degli accordi, secondo questa impostazione, finirebbe inoltre per fornire a Israele un sostegno internazionale molto più ampio per una nuova operazione contro l’organizzazione. I dirigenti di Hamas avrebbero assicurato ai mediatori di essere pronti a rispettare tutte le 20 clausole dell’intesa proposta, comprese quelle più delicate riguardanti la consegna delle armi e la smilitarizzazione della Striscia. Resta però aperta la questione fondamentale: stabilire se queste assicurazioni si tradurranno davvero in comportamenti concreti. Dopo anni di riarmo, violazioni e ricostruzione delle proprie capacità militari, considerare sufficienti le sole promesse di Hamas appare estremamente difficile.