In principio fu Aboubakar Soumahoro, portato in parlamento con gli stivali infangati. Poi Ilaria Salis, santa patrona delle case altrui issata a Bruxelles: a curriculum un’invasione di edifici, una resistenza in concorso a pubblico ufficiale e un processo in Ungheria per lesioni aggravate in compagnia della “Banda del martello”. Ora la Bonelli&Fratoianni, resistibile scopritrice di talenti, ha pronto il salto di qualità. Basta onorevoli semplici: i due comandanti di Avs, per non assistere inerti alla sfida Schlein-Conte, vogliono piazzare Francesca Albanese alle primarie di centrosinistra, che la non avvocato relatrice dell’Onu potrebbe vincere se fossero di sinistra estrema. Qualora la paladina pro-Pal non accettasse o ricevesse offerte migliori (o peggiori, dipende – ci arriviamo subito) potrebbe candidarsi Fratoianni, il quale a domanda specifica non ha risposto al nostro messaggio, e ce ne siamo dovuti fare una ragione.
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L’OBIETTIVO
Quella del segretario di Sinistra Italiana non sarebbe una semplice candidatura di bandiera, ma una mossa per accrescere le percentuali del partito e rivendicare un peso superiore (per lui di sicuro un ministero) in caso di vittoria del campo largo alle politiche dell’anno prossimo. Ne beneficerebbe anche Bonelli: a sua volta pretenderebbe e otterrebbe un dicastero, temiamo quello all’Ambiente ma li temiamo tutti. Torniamo all’Albanese (scaricata dal Pd per i troppi balbettii su Hamas): la candidatura con Avs alle primarie, indipendentemente dal risultato, le garantirebbe un posto da parlamentare. Quello da relatrice Onu scade appena un anno dopo. Avs ormai partecipa a manifestazioni coi centri sociali (vedi Askatasuna) e a cortei anti-israeliani: presentare l’Albanese alle elezioni significherebbe pescare ancora di più da quell’elettorato, sottraendo inoltre voti ai 5Stelle.
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Da cui l’Albanese potrebbe ricevere l’offerta migliore, o peggiore. È da tempo che Conte pensa di mettere in lista la paladina pro-Pal, che i pentastellati hanno già candidato al Nobel per la pace. A specifica domanda (non sul Nobel per la pace) i “big” pentastellati, i quali non sono in corsa per alcun Nobel, hanno risposto in modo ciclostilato: «Spetta a lei decidere il suo futuro». Dipenderà soprattutto dal futuro ruolo che Conte, tornato nella stanza dei bottoni che risbaglierebbe a schiacciare, potrebbe proporle. Ecco perché non è da escludere che l’Albanese si tenga le mani libere, dunque non partecipi alle primarie e poi valuti la proposta più allettante qualora nel 2027 dovesse imporsi la sinistra. Resta sullo sfondo un’intesa con l’ipotetico movimento di Alessandro Di Battista, che di certo non si chiamerebbe “Congiuntivo e Kefiah”. Tra gli aspiranti liderini poi c’è Ernesto Maria Ruffini, il quale da ex direttore dell’Agenzia dell’Entrate è inevitabile che riscuota notevole simpatia tra gli italiani, soprattutto quelli che le tasse le hanno sempre pagate. Ruffini ha fondato il suo partitino, Più Uno (non è il numero di voti a cui aspira), ma invero ci tiene a specificare che è una rete civica «ispirata allo spirito dell’Ulivo di Romani Prodi». Insomma, roba fresca, da mettersi già cappotto e berretto. Ruffini ha però tenuto a sottolineare che prima di annunciare la sua discesa in campo – la nazione ha il fiato sospeso – vuole regole condivise e una «visione comune». C’è pure un Progetto Civico Italia, quello dell’assessore romano ai Grandi Eventi, Sport, Turismo e Moda, Alessandro Onorato. Che quando parla sembra Conte, non per il programma quanto per il tono. Onorato, alla guida dell’ennesimo cespuglio di centrosinistra, spinge per le primarie a novembre e vedremo se voteranno pure i morti, com’è tradizione nei gazebo democratici.
CHE RIDERE
Infine il mitologico Riccardo Magi, il segretario (forse ancora per poco) di +Europa, partito escluso dall’Europa per mancanza di voti. Magi, distintosi per l’irruzione vestito da fantasma in parlamento, s’è detto «pronto a correre». Benedetto Della Vedova, deputato di +Europa di cui è stato segretario, gli ha risposto che lo farà «a titolo personale, non del partito». Lo scontro è esploso dopo la bocciatura del bilancio, i ricorsi sul congresso e il caos legato ai tesseramenti. Magi rischia di diventare un ectoplasma anche in +Europa.