La nazionale israeliana ha esordito giovedì scorso nella Nations League contro l’Austria. Per la cronaca la partita, giocata alla Raiffeisen Arena di Linz, è finita 3 a 1 per i padroni di casa. Ciò che però ha attirato l’attenzione, al di là dell’evento sportivo in sé, è stata l’esultanza di Sayed Abu Farkhi dopo la rete del momentaneo pareggio israeliano. Farkhi che è arabo israeliano di religione musulmana originario di Baqa al-Gharbiyye, città araba nel distretto di Haifa al Nord di Israele non lontana dalla Linea Verde di confine con i territori cisgiordani. Pertanto, anche viste le origini, la religione e l’educazione familiare, tutto si può imputare al ragazzo tranne che possa essere un sostenitore della guerra in corso fra Israele e i suoi vicini. È inoltre risaputo, basterebbe guardare alcuni filmati di gol da lui segnati nei vari campionati (ha giocato in Israele col Maccabi di Tel Aviv, ora è begli Usa con i Colorado Rapids) che il suo modo di esultare fuori da ogni schema è proprio prendere la bandierina di calcio d’angolo e mimare un colpo di biliardo. In Italia un gesto simile sarebbe passato alla cronaca magari come una “cassanata”, a firma Fantantonio Cassano.

Certo, non è stato un modo elegante di gioire ma ne abbiamo viste di peggio po’ in tutto il mondo e anche da campioni dai piedi buoni. Le cronache della partita raccontano che prima del gol il giocatore era già stato ammonito e che l’espulsione, secondo regolamento, è avvenuta per doppia ammonizione dopo il “gesto antisportivo” di strappare da terra la bandierina. Questa doveva essere la cronaca. Invece la stampa internazionale, sempre in attesa della minima scusa per sparare ad alzo zero su Israele, ha preso la palla al balzo per continuare a demonizzare lo Stato Ebraico, come se il gesto di un singolo fosse responsabilità collettiva di dieci milioni di israeliani tra i quali due milioni di musulmani. «Giocatore israeliano espulso dopo aver mimato il gesto di puntare un fucile», hanno titolato i giornali di mezzo mondo con in testa il britannico Telegraph. Anche il francese l’Equipe ha criticato l’esultanza di Abu Farkhi, scrivendo: «L’attaccante è stato espulso dopo aver mimato il gesto di puntare un fucile». Tutto questo anche se i giornalisti del Mirror, dopo aver contattato la Uefa in merito alla questione, hanno riportato la verità: Abu Farkhi è stato mandato prima del tempo negli spogliatoi per aver divelto la bandierina dal terreno di gioco. In ogni caso il web aveva già deciso di etichettare l’esultanza come un gesto di incitamento all’odio a prescindere da ciò che arbitro e Uefa hanno decretato. Per non parlare poi dei giornalisti in Irlanda, prossimo avversario della nazionale israeliana, che sulle pagine dei loro giornali hanno colto l’occasione per trasformare Israele in girone dantesco e gli israeliani in demoni. Insulti e polemiche erano già iniziati da diversi giorni.

Alimentati anche in Italia da molti smemorati che in questo caso non vogliono ricordare l’esultanza classica di Gabriel Batistuta, campione di Fiorentina e Roma, che a ogni goal mimava una raffica di mitragliatrice. Quello sì era un gesto goliardico che poteva far pensare alla violenza più di un otto nella buca laterale. È chiaro, ed è inutile girarci intorno, che ogni scusa è buona per mettere Israele fuori dalla porta di ogni evento internazionale: che si tratti di una kermesse musicale come l’Eurofestival o di un qualsiasi evento artistico e culturale dove non si parla male dello Stato Ebraico o, come in questo caso, per provare cacciarla dai tornei sportivi internazionali a cominciare dal calcio...