Più passa il tempo, più sembra che la guerra in Ucraina sia ancora ben lontana dal concludersi. I primi sei mesi del 2026 sono stati infatti caratterizzati da un sostanziale vicolo cieco diplomatico, a cui si è aggiunta un’intensificazione della guerra nei cieli.
L’Europa ha continuato ha varare pacchetti di sanzioni, nel tentativo di aumentare il costo economico della guerra per Mosca. Tuttavia, il conflitto in Medio Oriente ha precluso il vitale rifornimento di armamenti (specialmente intercettori per i Patriot) a Kiev.
Le trattative sospesePartiamo dall’impasse diplomatica, che pare ormai destinata a perdurare ancora per lungo tempo.
I primi sei mesi del 2026 non hanno visto nessun incontro trilaterale di alto livello Russia-Ucraina-Stati Uniti, né una replica del summit di Anchorage tra Putin e Trump. Il 22 gennaio, il Presidente americano ha incontrato Zelensky a Davos, con l’annuncio che il testo delle garanzie di sicurezza bilaterali USA-Ucraina era “sostanzialmente pronto”.
Sono seguiti due round di colloqui trilaterali ad Abu Dhabi, incentrati su un possibile cessate il fuoco energetico e sul controllo del Donbass, tenutisi il 23-24 gennaio e il 4-5 febbraio. A questi colloqui è seguito un altro round a Ginevra, il 17-18 febbraio, alla vigilia del quarto anniversario dell’invasione (24 febbraio).
L’inviato americano Steve Witkoff aveva riferito “progressi significativi” sulla fine della guerra, mentre Zelensky parlava di trattative “difficili” e accusava Mosca di temporeggiare.
Arriviamo quindi al fatidico 28 febbraio, e all’inizio della guerra contro l’Iran. Da allora la diplomazia è rimasta sostanzialmente ferma.
La guerra sul campoPassiamo quindi alla linea del fronte, dove si concentrano la quasi totalità delle perdite causate dal più grande conflitto europeo dalla Seconda guerra mondiale.
I primi sei mesi dell’anno hanno visto le forze russe condurre offensive limitate in Donbass, dove oltre all’espugnazione della fortezza di Pokrovsk, nei primi mesi del 2026, si è unita quella più recente di Kostantinivka.
Più a nord, la città di Kupiansk, prematuramente dichiarata presa dal Ministero della Difesa russo, è stata invece teatro di una controffensiva limitata ucraina. Ad oggi la città, totalmente distrutta, rimane un campo di battaglia.
Più a sud, gli sforzi russi si sono concentrati sulla città di Huliaipole e a cavallo delle regioni di Zaporizhzhia e Dnipropetrovsk. L’offensiva russa avviata a novembre 2025, con avanzate di circa 18 km in due mesi tra l’inizio di novembre 2025 e l’inizio di gennaio 2026.
Questa parte di fronte è teatro ormai da mesi di una rinnovata serie di contrattacchi ucraini, che hanno parzialmente recuperato il terreno perso.
Nel complesso, la guerra può definirsi quasi statica, con il ruolo principale ormai affidato ai droni, ai missili e alle rispettive capacità di produzione di tali armamenti.
Sanzioni e aiuti europeiLato sanzionatorio, ormai unico chiodo fisso delle istituzioni europee, è stata portata avanti la decisione UE di metà dicembre 2025 di finanziare l’Ucraina per 90 miliardi di euro nel biennio 2026-27.
Il tutto tramite un prestito garantito dal bilancio comunitario, non tramite gli asset russi congelati (circa 210 miliardi di euro, in gran parte detenuti in Belgio presso Euroclear), dopo l’opposizione belga e di altri Paesi.
Il 23 aprile, l’UE ha quindi adottato il 20° pacchetto di sanzioni, dopo mesi di stallo dovuto ai veti di Ungheria e Slovacchia, con 120 nuove designazioni e misure su settore energetico, bancario e cripto.
Il 18 giugno il Consiglio europeo ha ribadito il sostegno all’Ucraina e sollecitato una rapida adozione del 21° pacchetto, che è arrivata però solo il 23 luglio, fuori dal periodo richiesto.
Politica interna ucrainaSul fronte interno, mentre continua la mobilitazione forzosa di uomini per le Forze Armate ucraine, il Presidente Zelensky ha dovuto affrontare il più grave scandalo politico dall’inizio della guerra.
Denominato “Operazione Midas” lo scandalo era già esploso nel novembre 2025, attorno al businessman Tymur Mindich, ex socio di Zelensky. Il capo di gabinetto Andriy Yermak si era già dimesso il 28 novembre 2025, dopo perquisizioni nella sua abitazione, ed è sostituito da Rustem Umerov come negoziatore capo nei colloqui di pace.
Tra la fine di aprile e maggio 2026 sono però emerse nuove trascrizioni (“The Mindich Tapes”) che coinvolgono più direttamente la cerchia presidenziale. Per la prima volta potrebbero esserci prove che il presidente Zelensky abbia personalmente tratto profitto dalla corruzione, sebbene lo stesso Zelensky non risulti formalmente indagato.
L’11 maggio 2026 l’Ufficio nazionale anticorruzione (NABU) ha incriminato formalmente Yermak per riciclaggio di denaro, legato alla costruzione di un complesso residenziale di lusso vicino a Kyiv.
Sullo sfondo, continua a tener banco la sempre più grave crisi demografica dell’Ucraina. Nei primi sei mesi del 2026, la popolazione ucraina ha registrato una perdita netta per calo naturale di 186.561 persone nei territori controllati dal governo.
La popolazione complessiva, nelle aree controllate dal governo, è crollata a soli 22-25 milioni di persone secondo quanto dichiarato dal Ministro della Politica Sociale, della Famiglia e dell’Unità dell’Ucraina, Denys Uliutin, a fronte di una popolazione che anteguerra contava circa 38 milioni di persone.