Nel 1951, il progetto educativo per la gioventù proposto dal poeta e pedagogo Gianni Rodari consisteva nel «conoscere il movimento dei pionieri in tutta Italia e in tutto il mondo, soprattutto nell’Unione Sovietica e nei Paesi di democrazia popolare» e nel «sollecitare le organizzazioni democratiche (Partiti, UDI, Associazione Italia-URSS, ecc.) perché organizzino spettacoli cinematografici per ragazzi, procurandosi anche qualcuna delle molte belle pellicole per ragazzi prodotte nell’Unione Sovietica e nelle democrazie popolari».

Indottrinamento, addestramento e inquadramento, sull’impronta della Gioventù Balilla sciolta meno di un decennio prima, ma pur sempre orientati verso la costruzione di un “uomo nuovo” al servizio di un regime totalitario. Invece della camicia nera, quella rossa. Al posto del fascio littorio, la stella del social-comunismo. Sarebbe diventata poi il simbolo delle Brigate Rosse che, dal Manuale del Pioniere scritto da Rodari, erano passate alle più complesse risoluzioni strategiche.

UNA FAVOLA SATIRICA
Ora, a riprova del fatto che la fortuna dell’autore si perpetua anche dopo la sua morte, avvenuta nel 1980 a meno di sessant’anni, il testimone passa al Cremlino. A riecheggiare di nuovo la fama dello “scrittore per ragazzi” è la portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, che lo ricicla per giudicare «ridicola» la nomina dell’ex ministro della Difesa ucraino, Mykhailo Fedorov, come consulente del ministro della Difesa Guido Crosetto. Sarebbe degna di una favola satirica dello scrittore italiano Gianni Rodari, osserva, perché a suo avviso i «manager» di Kiev trasformano le sconfitte militari in contratti internazionali personali. Quando a Mosca assumono ex cancellieri tedeschi bolliti come Gerhard Schröder con l’incarico da lobbyisti di Gazprom, invece...

Comunque, fra i letterati russi ci sarebbe di più e di meglio, anche senza scomodare i romanzieri e i drammaturghi più noti. Il fattore decisivo è l’eredità culturale dell’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche (l’Urss), dove Rodari fu accolto trionfalmente e a più riprese fino al 1979. Pur avendo abbandonato gli studi universitari - senza sapere che per Stefano Bonaccini qualche decennio dopo l’assenza di una laurea sarebbe stata un segnale sospetto - lo scrittore di Omegna serviva come cavallo di Troia per la propaganda comunista in Occidente. Come ricompensare uno che aveva fatto il partigiano, era stato insignito del prestigioso Premio Andersen e tuttavia fingeva di ignorare l’esistenza dei gulag nei quali marcivano i dissidenti, i preti, i monaci e gli stessi comunisti italiani finiti nell’inferno delle purghe staliniane con il silenzio-assenso di Palmiro Togliatti, il Migliore? Non poteva mica bastare una medaglia di latta con la falce e martello.

 

 

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LA FORTUNA IN URSS
Nell’universo concentrazionario si prevedeva anche un riconoscimento più concreto per chi si impegnava «per conquistare la rossa primavera, dove sorge il sol dell’avvenir». Così lo avevano tradotto e studiato. Nel 1958 la sua opera Il bambino di Napoli fu trasposta in un film d’animazione mentre Le avventure di Cipollino era stato musicato e trasformato in un balletto, rappresentato in Unione Sovietica nel 1973. Quest’ultima è la storia di un anti-eroe figlio di “poveri vegetali” in lotta contro il potere degli ortaggi più ricchi, come il cavaliere Pomodoro e il principe Limone. Roba woke ante litteram, ma che sbanca fino a vendere un milione e mezzo di copie nell’edizione cartacea in cirillico. Un successone per il regime comunista, che contemporaneamente censurava Aleksandr Solgenitsin e lo mandava in Siberia insieme ad altri 20 milioni di persone.

Oltre la Cortina di Ferro, chi sapeva faceva finta di nulla per evitare di finire stritolato dal sistema repressivo. Qui da noi, dove in teoria è nota la tragedia iniziata in tutto il mondo con la rivoluzione russa del 1917, è fortunato chi trova un testo scolastico per l’istruzione primaria che non contempli almeno una poesiuola del Rodari. Negli scaffali delle librerie, anche online, è onnipresente e qualcuno lo sceglie anche come regalo di compleanno per i compagni di classe dei figli. Niente di male, se ci fosse un’edizione critica che ne contestualizza e storicizza la produzione letteraria. Mica è necessario escludere dalle fiere dei libri gli editori che lo pubblicano. In fondo Rodari era soltanto il cantore di una società utopica che voleva costruire l’uomo nuovo fracassando quelli esistenti. Perciò piace ancora sia al Cremlino che “denazifica” l’Ucraina a suon di bombe e a coloro che spaccano la testa al prossimo in nome dell’antifascismo.

 

 

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