A Milano il centrodestra ha deciso di perdere le elezioni.

Ovvio, non lo dice con la stessa franchezza con cui ve lo sto dicendo io, ma le cose stanno così. Perché penso che il quadripartito di cui si compone la coalizione moderata abbia scelto di regalare la capitale economica d’Italia alla sinistra per altri cinque anni?

Per i tentennamenti c a trovare il successore di Beppe Sala. L’attuale sindaco nel capoluogo lombardo è in scadenza e non è amatissimo.

Sulla sicurezza e il decoro cittadino non ha fatto nulla, sulla viabilità ha fatto pasticci e sull’urbanistica, lasciando mano libera a funzionari e costruttori, ha ottenuto di paralizzare la città. Visti i risultati dell’ex commissario Expo, il centrodestra avrebbe dunque ottime chance di riconquistare la città e di riportare a Palazzo Marino quel pragmatismo che nella stagione passata ha cambiato il volto di interi quartieri, rendendo Milano una metropoli moderna ed europea.

Lo stallo del centrodestra e l’ombra degli errori passati

E invece no. Forza Italia, Lega, Fratelli d’Italia e Noi moderati cincischiano, senza decidere nulla. Dicono di avere rose di candidati da cui pescare.

Annunciano di essere pronti a schierare politici di professione ed esponenti della società civile, ma poi, al dunque, non decidono niente e si rischia di fare la fine della volta scorsa, quando dopo aver dato per scontate decine di nomi, all’ultimo e senza troppa convinzione fu scelto un primario dell’ospedale Fatebenefratelli, professionista indiscusso, ma non noto al grande pubblico.

La mossa di Mario Calabresi e i veti incrociati della coalizione

Per sostituire Sala, il centrosinistra ha già trovato il suo candidato. Mario Calabresi, ex direttore della Stampa e di Repubblica ma soprattutto figlio del commissario assassinato da un commando di Lotta continua, ha lasciato incarichi e azioni che deteneva in una società di podcast, dicendosi pronto a correre per la poltrona di sindaco. Non è ancora chiaro se per lui varranno le tanto celebrate primarie o se, come è già capitato in passato per evitare che senza essere visto arrivare spunti qualcuno a sorpresa, la discesa in campo sarà decisa a tavolino dalle segreterie dei partiti. Tuttavia, a prescindere da ciò che faranno i vertici di Pd, 5 stelle e Avs, e cioè se invece di dividersi sceglieranno di sostenere Calabresi ignorando l’evidente conflitto di interessi (tra gli azionisti della sua ex società c’è Tether, un colosso delle criptovalute che a Milano vorrebbe costruire datacenter), a colpire è la totale assenza di una strategia del centrodestra per riportare a Palazzo Chigi un moderato.

Tempo fa Ignazio La Russa, che a Milano conta qualche cosa, ha speso il nome di Maurizio Lupi. Milanese ed ex ministro dei Trasporti del governo Renzi, il leader di Noi moderati è però inviso a Forza Italia, che lo considera un traditore. Antonio Tajani prima dell’estate ha speso il nome dell’economista Carlo Cottarelli, che pur non essendo di Milano è lombardo, ma ha il difetto di essere stato senatore del Pd. Poi abbiamo assistito a una girandola di nomi, tra i quali quello di Silvia Sardone, europarlamentare leghista.

Da ultimo è spuntata l’ipotesi di Matteo Perego di Cremnago, sottosegretario alla Difesa nel governo Meloni. Milanese, ex manager nel settore della moda con un paio di legislature alle spalle nelle file di Forza Italia, ha il solo problema di essere praticamente sconosciuto al grande pubblico. In una sfida con Calabresi, dietro cui la sinistra radicale dei Pierfrancesco Majorino, dei centri sociali e dell’accoglienza indiscriminata si nasconderebbe, Perego non avrebbe alcuna possibilità di vincere.

Il precedente delle giunte vincenti e la carta Guido Bertolaso

E dire che Milano non è rossa come Bologna o Firenze e non è nemmeno come Roma.

È vero che negli anni Novanta le giunte erano di centrosinistra, ma poi sono venute quella leghista di Marco Formentini e ben tre amministrazioni di centrodestra, prima con Gabriele Albertini e poi con Letizia Moratti. Quindici anni che hanno cambiato il volto di Milano, trasformando quartieri degradati come l’Isola in centri modernissimi e l’ex quartiere della Fiera in City Life, per non dire delle nuove linee metropolitane. La città scintillante è risorta con il centrodestra, mentre le giunte Pisapia e Sala sono riuscite solo a renderla meno sicura e più cara. Dunque, sarebbe ora di riprendere in mano la capitale economica e di tornare a farla crescere. Ma appunto il centrodestra sembra intenzionato a perdere. Ci vorrebbe un nome. Magari un Berlusconi. Ma in assenza della disponibilità di un erede dell’uomo che ha fatto sognare il Paese con l’idea di una rivoluzione liberale, si può sempre puntare su un suo stretto collaboratore. A chi penso? A Guido Bertolaso, che non è di Milano ma a Milano ormai vive da qualche anno, facendo l’assessore regionale alla Sanità. In passato ha salvato Napoli e risollevato l’Abruzzo post terremoto: perché non dovrebbe riuscire a risollevare anche il capoluogo lombardo? È un uomo pratico, un civil servant, una risorsa. Occorre solo convincerlo.