Fino a ieri la sinistra ci ha spiegato con il terrore negli occhi che la Germania stesse avendo un problema di croci uncinate. Oggi scopriamo che va tutto alla grande, perché si possono riattaccare i ritratti di Lenin. La nuova dittatura del proletariato come la immaginano i nipoti dei bolscevichi avrà pure un volto di finto pragmatismo “urban”, ma sotto le paillettes c’è sempre la consueta retorica sui diritti e il caro vecchio esproprio proletario.
Nelle urne di Berlino domenica la sinistra radicale di Die Linke ha portato a casa il 26% dei voti e incoronato regina Elif Eralp. Se sarà lei a guidare il Land lo decideranno i deputati dopo un accordo di governo che non è ancora cominciato. Ma le chance le ha tutte. Quarantacinque anni, avvocato, figlia di rifugiati politici turchi e con un curriculum che pare il bigino del perfetto antifa: associazione ambientalista fondata in garage a dieci anni, battaglie per i migranti e una simpatia mai troppo celata per le piazze pro-Pal (al punto da dichiarare che, se eletta, farà il possibile per far arrestare il premier israeliano Benjamin Netanyahu qualora mettesse piede in città). La sua proposta per risolvere l’emergenza abitativa? Una roba che persino nella DDR avrebbe fatto alzare qualche sopracciglio: espropriare 240mila case di proprietà dei grandi gruppi immobiliari.
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REDISTRIBUZIONE
Capito? Niente incentivi al ceto medio, nessuna sbandierata semplificazione burocratica: si prende la proprietà privata e la si redistribuisce al popolo. Poco importa se, oltre al tema etico-ideologico, qualunque economista sano di mente abbia già spiegato che l’operazione richiederebbe indennizzi miliardari tali da prosciugare le casse pubbliche (costando molto più dei presunti benefici) col solo, brillante risultato di far fuggire gli investitori a gambe levate.
Perfino il co-presidente italo-tedesco del partito, Luigi Pantisano, pur confermando candidato e programma, ha dovuto smorzare i toni spiegando che «non accadrà dall’oggi al domani» e che bisognerà prima capire quanti soldi pubblici dovranno essere sborsati per ricomprare quegli immobili ex popolari. Ma per i fedelissimi della Linke, la matematica resta un’opinione. Borghese. D’altronde la strategia non è far funzionare l’economia, ma fare tendenza tra i giovani (che li votano in massa, toccando il 48% tra i 25 e i 34 anni).
Per riuscirci, la Eralp e i suoi dirigenti sono volati a New York per prendere lezioni da Zohran Mamdani, l’altro idolo della sinistra radical-chic d’oltreoceano. Il format infatti è da copia-incolla: giacca d’ordinanza, faccia da brava ragazza, campagna aggressiva sui social e una martellante operazione da Testimoni di Geova (ben 300.000 campanelli suonati a Berlino) per convincere le masse che il sol dell'avvenire sta finalmente sorgendo, e che i ricchi verranno cacciati coi forconi.
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LE REAZIONI NOSTRANE
Ma il vero spettacolo sono le reazioni di casa nostra. Alla notizia del blitz elettorale tedesco, la sinistra da salotto italiana è andata letteralmente in trance. Nicola Fratoianni di Avs ha subito ristappato lo champagne che si gustava in spiaggia, parlando di «vittoria straordinaria» che «ricaccia indietro le destre» (balla, AfD ha vinto anche in Pomerania col 38,2% e a Belrino ha il 15%), indicando questo estremismo in salsa berlinese come «l’unica risposta» europea. Ma la vera perla della giornata l’ha regalata l’eurodeputata Ilaria Salis. Dall’alto della sua nota ed esperta militanza nel settore dell’occupazione abitativa fai-da-te, Salis ha twittato estasiata le sue congratulazioni alla «socialista» Eralp, celebrando con commozione il piano per punire i fondi immobiliari con la scure dell’esproprio, e piazzando la lezioncina morale con cui chiede di non dividere «stupidamente» i cittadini «tra tedeschi e migranti».
L’etnia non conta, il portafogli sì. Ecco servita la favola perfetta per il tinello progressista: il nazismo di Alternative fur Deutschland non passerà più, il futuro è fatto di confini spalancati, case requisite, trasporti gratis e il conto inviato rigorosamente al contribuente che lavora. Un teatrino grottesco che a Berlino rischia di far scappare i capitali come accaduto a New York, ma che a Roma fa sognare i mostri sacri dell’ideologia rossa. Se questa è l’alternativa ai nazisti, conviene iniziare a nascondere le chiavi di casa.