La buccia di banana che ha provocato un rumoroso scivolone questa volta è un verbo sbagliato, un errore da penna blu. Come quello che ha fatto Leonardo Becchetti, economista, professore a Tor Vergata e presenza assidua nel dibattito pubblico, che è intervenuto su X per difendere Bonaccini dalla polemica sugli elettori di destra meno istruiti. Il presidente del Pd, sostiene Becchetti, non avrebbe insultato nessuno, si sarebbe limitato a fotografare un dato statistico.
«Chi vota a destra a livelli d’istruzione più bassi», scrive l’economista. Peccato che manchi una “h” che priva la vocale “a” della sua funzione di verbo avere. Un errore che a scuola la maestra avrebbe considerato gravissimo e che adesso ci fa immaginare anche Becchetti con le orecchie d’asino. Questo perché se si decide di salire in cattedra per spiegare agli altri il rapporto fra istruzione e orientamento politico, sarebbe consigliabile usare almeno i verbi giusti. Soprattutto quando si appartiene a quella categoria di intellettuali che non lesina lezioni al governo e alla maggioranza sulla politica economica, sulle diseguaglianze, sul fisco, sulla transizione ecologica, sulla qualità del dibattito pubblico. Legittimamente, s’intende.
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Ma per questo la caduta acquista un sapore particolare. Nel post, peraltro, il professore riesce anche a scrivere due volte «perchè», con l’accento dalla parte sbagliata, un “percome” attaccato e quattro puntini di sospensione. Nulla per cui convocare l’Accademia della Crusca, un errore (quattro...) sui social capita a chiunque. Il problema è il pulpito. Perché mentre si discute se gli elettori di destra abbiano studiato abbastanza, il prof dimentica un verbo e maltratta gli accenti. La statistica potrà anche dargli ragione, la grammatica stavolta si è astiene.
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