La Rubrica - Outside the Beltway: cronache e analisi di politica Usa

La vittoria di Angie Nixon alle primarie dem per il seggio senatoriale della Florida ha fatto un certo scalpore. La Nixon è infatti un’esponente dei Democratic Socialists of America e il cosiddetto Sunshine State, negli scorsi anni, è diventato sempre più conservatore. Il fatto che la diretta interessata sia riuscita a vincere le primarie della settimana scorsa rappresenta quindi un evento politicamente assai significativo, tanto che vari analisti lo considerano un esempio di come l’ala sinistra del Partito democratico stia ormai sempre più prendendo piede. Ora, la vittoria della Nixon costituisce senza dubbio un episodio rilevante. Dobbiamo dunque ipotizzare che, in Florida, il vento politico stia cambiando in favore dell’ultra-progressismo? Non si può escludere, certo. Ma bisogna fare attenzione. La situazione è infatti leggermente più complessa di come qualcuno la sta raccontando.

Innanzitutto è interessante partire da un dato. La Nixon ha vinto le primarie dem per il seggio senatoriale del suo Stato con poco più di 705.000 voti. Nel 2022, l’allora candidata democratica, Val Demings, vinse le primarie dell’Asinello per il Senato con oltre 1.263.000 voti, finendo poi battuta, a novembre di quell’anno, dal repubblicano Marco Rubio, che era all’epoca senatore uscente. In secondo luogo, va sottolineato un elemento riportato da Axios, secondo cui “subito dopo la sua sorprendente vittoria alle primarie democratiche per il Senato in Florida, la deputata statale Angie Nixon ha chiarito di non essere realmente una socialista, nonostante si fosse appena iscritta ai Democratic Socialists of America”. In particolare, quando le è stato chiesto se fosse socialista, la Nixon ha replicato: “No”. Non solo. Oltre a sottolineare di non appoggiare il taglio dei finanziamenti alla polizia, la vincitrice ha anche preso le distanze dai Democratic Socialists of America che, a metà agosto, avevano pubblicato un comunicato celebrativo in favore della figura di Fidel Castro.

Insomma, sembra proprio che, subito dopo la vittoria alle primarie, la Nixon stia cercando di marcare una certa distanza dai socialisti del circuito di Zohran Mamdani. Il che è comprensibile visto che, come si diceva, la Florida è uno Stato che, negli ultimi dieci anni, si è spostato sempre più a destra. Donald Trump lo ha elettoralmente espugnato nel 2016, nel 2020 e nel 2024. I due senatori che esprime attualmente sono entrambi repubblicani. Non ha inoltre un governatore dem al lontano 1999. Tutto questo, senza trascurare che il cosiddetto Sunshine State è ricco di elettori anti-castristi e anti-chavisti. Un fattore, questo, che ha spesso spinto il Partito democratico locale su posizioni mediamente conservatrici. Non a caso, Axios ha recentemente riferito di uno scontro, dietro le quinte, tra la Nixon e la presidentessa della sezione statale dell’Asinello, Nikki Fried: quest’ultima temerebbe infatti che i legami della Nixon con i Democratic Socialists of America possano mettere a repentaglio la strategia dem per cercare di conquistare il seggio senatoriale della Florida. Insomma, il socialismo, almeno per ora, resta più un ostacolo che un’opportunità per l’Asinello nel Sunshine State.