“Apriamo una nuova stagione di confronto con le Parti Sociali. DEFR, fondi europei e politiche regionali devono diventare parti di un’unica strategia di sviluppo”.
Questa la proposta del Segretario Regionale UGL Lazio Armando Valiani, dopo le recenti anali della Banca d’Italia che, nel 2025, pone l’economia regionale in cresciuta in termini reali dello 0,6 per cento, leggermente al di sopra della media nazionale.
I numeri dunque raccontano di un Lazio che continua ad avere un ruolo centrale nell’economia italiana. Ma proprio i risultati raggiunti ci impongono oggi di alzare l’asticella e porci una domanda: non soltanto quanto cresce il Lazio, ma come cresce, dove cresce e per chi cresce.
A sostenere l’attività economica sono stati soprattutto i consumi privati e gli investimenti, con un contributo significativo delle opere pubbliche connesse al PNRR e al Giubileo e con un apporto positivo delle esportazioni.
“Sono segnali – sottolinea Valiani – che confermano la forza e le potenzialità del sistema Lazio. Ma essere una delle locomotive economiche del Paese comporta una responsabilità: la ricchezza prodotta deve trasformarsi in buona occupazione, salari, sicurezza, servizi e qualità della vita. Ed è proprio qui che dobbiamo guardare anche alle criticità”.
Entrando nel dettaglio, la crescita rimane moderata e non è distribuita uniformemente tra settori, generazioni e territori. Persistono divari tra Roma e le altre province, difficoltà nell’occupazione giovanile, problemi legati alla qualità e alla stabilità del lavoro, alla capacità salariale delle famiglie e alla necessità di accompagnare migliaia di lavoratori verso le nuove competenze richieste dalla transizione digitale, energetica e dall’intelligenza artificiale.
“Non possiamo inoltre dimenticare – spiega ancora il Segretario UGL Lazio – le difficoltà che attraversano alcuni comparti strategici e territori industriali, dall’automotive all’area di Cassino fino alle trasformazioni che interessano il tessuto produttivo del Lazio meridionale. Per questo riteniamo che sia arrivato il momento di aprire una nuova stagione della programmazione economica e sociale del Lazio.
A luglio, durante le audizioni sul Documento di Economia e Finanza Regionale 2027-2029, le organizzazioni sindacali hanno riconosciuto i risultati ottenuti nel percorso di riequilibrio dei conti regionali, chiedendo contemporaneamente che le nuove disponibilità finanziarie vengano indirizzate maggiormente verso famiglie, lavoratori, pensionati e imprese.
Quel confronto deve rappresentare un punto di partenza, non di arrivo. Oltre 3,4 miliardi tra FESR e FSE+: decidiamo insieme dove vogliamo portare il Lazio
Nei prossimi anni la Regione sarà chiamata contemporaneamente a gestire la programmazione economico-finanziaria regionale e la fase decisiva della programmazione europea 2021-2027. Solo attraverso i due principali programmi europei, FESR e FSE+, il Lazio dispone di circa 3,4 miliardi di euro.
Il Programma FESR ha una dotazione di circa 1,82 miliardi di euro, mentre il FSE+ dispone di circa 1,60 miliardi.
A queste risorse si aggiungono quelle destinate allo sviluppo rurale, alla pesca, al Fondo per lo Sviluppo e la Coesione e agli altri strumenti nazionali ed europei. Parliamo quindi di una massa finanziaria straordinaria che deve essere utilizzata non attraverso singoli interventi scollegati tra loro, ma dentro una visione complessiva dello sviluppo del Lazio.
Non possiamo più ragionare separatamente di bilancio regionale, fondi strutturali, politiche industriali, formazione, infrastrutture, welfare e politiche del lavoro. Serve una programmazione unica capace di mettere queste risorse al servizio di obiettivi economici e sociali misurabili”.
La proposta dell’UGL Lazio è chiara: “Chiediamo l’apertura di un confronto con il presidente Francesco Rocca e con la Giunta regionale per arrivare alla costituzione di una Cabina di regia permanente sulla programmazione economica, sociale ed europea, con la partecipazione delle Parti Sociali. Non chiediamo un ulteriore organismo burocratico ma un luogo nel quale istituzioni, organizzazioni sindacali e rappresentanze delle imprese possano confrontarsi preventivamente sulle grandi scelte strategiche della Regione.
Le Parti Sociali non possono essere chiamate soltanto quando i documenti sono ormai predisposti. La partecipazione deve iniziare nel momento in cui si decide dove investire, quali settori sostenere, quali competenze sviluppare e quali risultati occupazionali e sociali vogliamo raggiungere”.
Sono dieci, secondo Valiani, le priorità per il Lazio del prossimo decennio: “A nostro avviso il confronto deve partire da alcune priorità: occupazione giovanile e femminile; crescita dei salari e della produttività; sicurezza e qualità del lavoro; formazione e nuove competenze; intelligenza artificiale e digitalizzazione; politica industriale; infrastrutture e mobilità; sanità e welfare; transizione energetica; riequilibrio territoriale tra Roma e le province. Accanto a queste priorità dobbiamo costruire politiche specifiche per i grandi asset produttivi regionali. Farmaceutica, aerospazio, automotive, agroindustria, economia del mare, turismo, logistica, cultura, ricerca e nuove tecnologie devono essere considerati parti di una strategia industriale regionale. Il Lazio possiede università, centri di ricerca, grandi imprese, migliaia di PMI e competenze professionali di altissimo livello. Dobbiamo mettere questo patrimonio in rete. Roma deve trainare, le province devono crescere Esiste poi una questione territoriale che non possiamo più rinviare. Roma è e continuerà ad essere il grande motore economico del Lazio, ma una Regione forte non può avere territori che viaggiano a velocità differenti.
Latina, Frosinone, Rieti e Viterbo devono diventare protagoniste della nuova programmazione.
Dobbiamo partire dalle vocazioni dei territori e costruire politiche capaci di attrarre investimenti, creare infrastrutture e generare occupazione stabile. Il Lazio meridionale, ad esempio, rappresenta un’area strategica per farmaceutica, automotive, agroalimentare, economia del mare e logistica e deve essere sostenuto attraverso una programmazione specifica.
Allo stesso modo occorre intervenire sulle aree interne e sui territori che soffrono maggiormente lo spopolamento e la carenza di servizi. Non basta programmare le risorse: dobbiamo misurarne i risultati
C’è poi un tema che considero decisivo. La Regione deve essere capace non soltanto di programmare le risorse, ma di spenderle rapidamente, spenderle bene e valutarne gli effetti.
Per questo proponiamo che venga predisposto un monitoraggio periodico e trasparente della programmazione regionale ed europea.
Per ogni grande programma dovremmo sapere quante risorse sono disponibili, quante sono state messe a bando, quante impegnate, quante effettivamente spese e, soprattutto, quanti investimenti, quante imprese coinvolte e quanti posti di lavoro sono stati creati o stabilizzati.
I dati regionali sull’attuazione dei programmi europei dimostrano quanto sia importante accelerare il passaggio dalla programmazione alla realizzazione concreta degli interventi.
Non possiamo misurare il successo di una politica soltanto attraverso milioni o miliardi stanziati. Dobbiamo misurarlo attraverso i risultati prodotti nella vita delle persone. Infine dobbiamo guardare avanti: mentre completiamo l’attuale ciclo dei fondi strutturali 2021-2027, dobbiamo iniziare a discutere della futura programmazione europea.
Il Lazio non può arrivare all’appuntamento con il nuovo ciclo limitandosi ad adeguarsi a decisioni già assunte. Dobbiamo costruire per tempo una posizione regionale condivisa sulle priorità della futura politica di coesione europea. E dobbiamo farlo insieme”.
Regione, Comuni, sistema produttivo, università e Parti Sociali devono cominciare a definire quale Lazio vogliamo costruire nel prossimo decennio: “La nostra proposta – continua Valiani – è quindi quella di aprire, già alla ripresa dell’attività istituzionale, un grande confronto sulla programmazione economica e sociale regionale che metta insieme DEFR, bilancio, fondi strutturali europei, Fondo Sviluppo e Coesione, politiche industriali e politiche del lavoro. Abbiamo davanti una grande opportunità. Il Lazio possiede le condizioni per essere una vera locomotiva economica del Paese. Ma una locomotiva è realmente forte quando riesce a trascinare tutti i vagoni.
La crescita economica deve diventare crescita sociale. Ogni euro investito deve produrre sviluppo, ogni investimento deve creare opportunità e ogni punto di PIL in più deve tradursi in più lavoro, migliori salari, maggiore sicurezza e migliore qualità della vita.
È su questo terreno che la UGL Lazio è pronta al confronto. Non vogliamo limitarci a discutere di quanto cresce la Regione. Vogliamo contribuire a decidere come deve crescere e, soprattutto, per chi deve crescere”.