Si fa sempre più tesa la situazione in Africa nordorientale. I ribelli tigrini stanno portando avanti i combattimenti nella parte settentrionale dell’Etiopia. In questo contesto, i vertici dell’esercito di Addis Abeba hanno accusato Eritrea, Sudan ed Egitto di spalleggiare dei gruppi sediziosi armati all’interno del territorio etiope. Una presa di posizion, questa, che ha innescato le reazioni piccate dei tre governi interessati.
Il portavoce del ministero degli Esteri egiziano, Nader Zaki, ha infatti respinto le accuse, sostenendo che la politica estera del Cairo si basa sul “pieno rispetto della sovranità, dell’unità e dell’integrità territoriale degli Stati e sulla non ingerenza negli affari interni di altri Paesi”. “L’Egitto”, ha aggiunto Zaki, “rispetta pienamente le norme del diritto internazionale e la Carta delle Nazioni Unite e respinge qualsiasi pratica che possa minare la sicurezza e la stabilità regionale”. Al contempo, l’esercito del Sudan ha bollato le accuse di Addis Abeba come “prive di fondamento”, tacciando inoltre quest’ultima di sostenere le Forze di Supporto Rapido che dal 2023 sono in lotta con le l’esercito di Khartum. La stessa Eritrea, per parte sua, ha negato ogni coinvolgimento nelle tensioni militari che si stanno verificando all’interno del territorio etiope.
Insomma, non solo l’Etiopia rischia di scivolare in una nuova guerra civile dopo quella conclusasi nel 2022. Ma la crescente instabilità regionale potrebbe portare a un conflitto di più vasta portata tra Addis Abeba e Asmara. Un conflitto che, come abbiamo visto, potrebbe arrivare a coinvolgere, più o meno direttamente, l’Egitto e le forze armate sudanesi. L’Eritrea teme notoriamente le ambizioni nutrite dal primo ministro etiope, Abiy Ahmed, che vorrebbe garantire al suo Paese un accesso diretto al mare. Al contempo, come abbiamo accennato, l’esercito sudanese accusa lo stesso Abiy di spalleggiare le Forze di Supporto Rapido. Infine, ma non meno importante, il governo egiziano è irritato dal fatto che Addis Abeba voglia realizzare nuove dighe sul Nilo. “L’Egitto non permetterà la costruzione di ulteriori dighe sul Nilo”, ha dichiarato, a fine agosto, il ministro degli Esteri egiziano, Badr Abdelatty.
Insomma, i presupposti per un conflitto generalizzato nell’area sembrano esserci. E intanto, come abbiamo visto, la tensione continua a salire pericolosamente. Se la crisi in Africa nordorientale dovesse aggravarsi, rischierebbe seriamente di intersecarsi con quella del Mar Rosso, dove gli Huthi, spalleggiati dall’Iran, stanno aumentando la propria influenza in un crescendo di fibrillazioni con l’Arabia Saudita. Non dimentichiamo, del resto, che Egitto, Sudan ed Eritrea si affacciano proprio sul Mar Rosso. Si tratta di uno scenario inquietante sia dal punto di vista umanitario che economico.