Si aggrappa disperatamente a Vannacci, Massimo Giannini, nella speranza che un'alleanza con Giorgia Meloni consenta alle opposizioni di agitare ancora una volta lo spauracchio dell'onda nera in campagna elettorale. E ospite di David Parenzo a L’aria che tira, su La7, l’editorialista di punta di Repubblica arriva a spararle grosse, grossissime.
«Fratelli d’Italia ha ripreso un po’ a crescere per frazioni di punto spiega Giannini masticando amaro di fronte ai dati dell’ultimo sondaggio, la Supermedia Agi/YouTrend -, nel momento in cui ha ricominciato ad agitare i suoi feticci ideologici mettendo anche in campo qualche corposo bonus dal punto di vista simbolico da campagna elettorale nella manovra».
Il ritornello è noto: «L’abolizione del bollo auto, che è una stupidaggine ma è molto berlusconiana per un certo effetto. E poi l’altra cosa, l’offensiva sulla scuola, il decreto sul tetto alla quota di stranieri nelle classi italiane, ancorché orribile, razzista, dal mio punto di vista, insieme alla lotta contro il burqa, una cosa che non esiste in Italia, almeno nelle nostre classi, tuttavia va a colpire l’immaginario sul quale finora ha vogato ed è cresciuto il generale Vannacci».
E guarda caso, annota, Futuro Nazionale si ferma «proprio in coincidenza con questa campagna meloniana, sui temi forti identitari della destra dura e pura che Vannacci ormai vuole rappresentare in monopolio». Tuttavia, giura l’ex direttore della Stampa, FdI e FN si alleeranno «al mille per mille. Sono pronto a tornare qui e a darmi fuoco in studio. Un giorno prima delle elezioni, Meloni riaprirà la porta e Vannacci vi entrerà tra due ali di folla». Perlomeno, va dato atto a Giannini che almeno su un punto lui e Meloni sono d'accordo. Donald Trump, preso di mira dallo stesso presidente del Consiglio.
«Una critica esplicita - riconosce l’editorialista - e supportata da un'analisi inappuntabile. Il boom dei prezzi di materie prime e carburanti non dipende dalla guerra russo-ucraina. O meglio, nella prima fase ha avuto un impatto, ma oggi l'impennata è legata alla guerra in Iran, che ha voluto Trump insieme a Netanyahu. Allo stesso modo ho molto apprezzato anche il passaggio in cui sull’Ucraina, tiene salda la barra del timone sull’aiuto del nostro paese, insieme ovviamente all’Europa. E questo anche è un passaggio interessante e non scontato».