È del tutto normale che, arrivati a questo punto, si forzi la mano con qualche esubero. Il campionato inizia domani, il mercato chiude tra undici giorni, tutti hanno bisogno di vendere qualcuno per poter comprare qualcun altro. E allora che si fa? Si mette la merce in vetrina. Si fa capire ai diretti interessati (i giocatori) che non fanno più parte dei progetti tecnici, conviene quindi che abbassino le pretese e accettino quel che passerà il convento da qui alla fine dei giochi. E si fa capire ai clienti (gli altri club) che i saldi stanno per cominciare. Il risultato pratico è che i giocatori in esubero diventano dei separati in casa. In casa Milan accade già da una decina di giorni a Nkunku, Fofana e Tomori, e potrebbe aggiungersi presto anche Leao. Il quale si era messo alla porta da solo a inizio estate, quindi non può di certo offendersi: in fondo, il club sta cercando di accontentarlo. Gran parte delle sei ore di riunione tra Cardinale e Jorge Mendes sono state occupate dall’argomento Leao, del quale Mendes non è agente. È la conferma del coinvolgimento pieno dello stesso Mendes anche come intermediario delle operazioni in uscita, ovvero portatore di offerte soddisfacenti sia per il club sia per il giocatore che, nel caso di Leao, non ha mai aperto al Galatasaray.

Il rischio di svalutare questi asset c’è, ma più che il guadagno dalla cessione è importante fare spazio nel “costo rosa”. Quello del Milan, ad esempio, è troppo alto senza le uscite: 240 milioni circa, contando già l’addio di Ricci in prestito al Como. Su Nkunku c’è il Newcastle (30 milioni la richiesta), per Tomori si sta muovendo l’Aston Villa (10-15 milioni), su Fofana resta fredda la Juventus, mentre lo scambio Ruben Dias-Leao con il Manchester City è impraticabile, ma il difensore centrale portoghese resta comunque il sogno di Amorim, mentre l’alternativa fattibile sta diventando Tiago Gabriel del Lecce il cui agente è naturalmente - Jorge Mendes. Poi mancherebbe un altro trequartista, possibilmente mancino. Anche la Juventus inizia a essere più rigida verso gli esuberi, seppur non pubblicamente. È stata chiara con Arthur nel cercare la rescissione a un anno dalla scadenza, lo è altrettanto con Miretti per cui si attende un’offerta adeguata, con Cabal spinto verso Bologna (che nel frattempo punta Acerbi) e con Di Gregorio. E pure con Koopmeiners e David sta cambiando approccio, dato che i due non ne vogliono sapere di trasferirsi nonostante siano di fatto esclusi dalle prove generali di Spalletti. La prima giornata di campionato andrà in soccorso, da questo punto di vista: lasciare in panchina un calciatore può portare alla sua rassegnazione definitiva. D’altronde la Juventus deve fare ancora parecchie operazioni per completarsi: un centravanti e, soprattutto, un terzino sinistro che metta in discussione Cambiaso, poco convincente nel precampionato. A Spalletti non dispiacerebbe riabbracciare Emerson Palmieri, in uscita dal Marsiglia.

Il Napoli è stato chiaro fin da subito con i vari Lindstrom, Cajuste, Ngonge, Folorunsho, ma sono ancora in rosa. Così come Lucca. Si prevedono ore piccole per il ds Manna che solo cedendo può aprire la possibilità di un colpo last-minute in entrata, sia esso Jackson o Gabriel Jesus. Anche il Como ha tanti esuberi, una decina tra i quali Morata, ma una sola operazione per completare un grande mercato: «Ci serve un attaccante per fare uno step in più», ha spiegato Fabregas. Ma non è una scelta facile, ha aggiunto. Probabile si stia organizzando una seconda offerta alla Fiorentina per Kean, anche perché servono italiani per allargare la rosa in Champions. L’Inter e la Roma non hanno più esuberi da piazzare, se non operazioni ormai secondarie e impostate come Asllani e Massolin che i nerazzurri presteranno al Monza. E allora dialogano a proposito di Luis Henrique che il ds giallorosso D’Amico vede come “2x1”, vice-Wesley ma anche vice-Mora. Qualora i giallorossi si impegnassero con 28 milioni nell’acquisto del brasiliano, l’Inter tornerà sulla piazza per un uomo di fascia, altrimenti rimarrà così, completa e contenta di osservare da fuori gli ultimi undici dannati giorni di mercato.