Ogni giorno, da qualche parte nel mondo, 89 persone superano la soglia dei 30 milioni di dollari di patrimonio. Non è una proiezione teorica sul futuro, ma la media di quanto accaduto negli ultimi cinque anni: tra il 2021 e il 2026 il numero degli individui ultra-facoltosi, gli UHNWI secondo la classificazione internazionale, è passato da 551.435 a 713.626, con 162.191 nuovi ingressi in una fascia patrimoniale che da sola racconta quanto rapidamente si stia allargando la parte più alta della piramide della ricchezza mondiale.
È uno dei dati più impressionanti contenuti nella ventesima edizione del Wealth Report 2026 di Knight Frank, che fotografa un’economia globale attraversata contemporaneamente da guerre, inflazione, tassi più elevati, tensioni commerciali e instabilità politica, ma nella quale la capacità di accumulare grandi patrimoni non sembra essersi fermata. Anzi. Secondo il rapporto, la creazione di ricchezza continua a correre più velocemente della crescita economica generale, contribuendo a separare sempre di più i mercati frequentati dai grandi patrimoni dal resto dell’economia.
E dentro questa nuova geografia dei ricchi c’è anche un dato che riguarda direttamente l’Italia: il Paese non è tra quelli dove il numero degli ultra-ricchi crescerà più velocemente nei prossimi anni, ma sta diventando uno dei luoghi nei quali i grandi patrimoni internazionali vogliono vivere, comprare casa e spostare almeno una parte della propria vita.
Gli Stati Uniti continuano a produrre ricchezza come nessun altroIl vero motore della corsa resta l’America. Degli oltre 162 mila nuovi UHNWI creati nel mondo tra il 2021 e il 2026, il 41% è nato negli Stati Uniti, dove il numero delle persone con oltre 30 milioni di dollari è salito da 184.436 a 251.352 in appena cinque anni. Se le previsioni di Knight Frank saranno confermate, nel 2031 diventeranno 387.422, con un’ulteriore crescita superiore al 54%.
Significa che non soltanto gli Stati Uniti conservano la propria leadership, ma stanno aumentando il loro peso relativo: rappresentavano circa il 33% degli ultra-ricchi mondiali nel 2021, sono arrivati al 35% nel 2026 e potrebbero raggiungere il 41% entro il 2031.
Alle loro spalle resta la Cina, che mantiene una delle maggiori concentrazioni di grandi patrimoni al mondo ma vede ridursi progressivamente la propria quota sul totale globale, mentre a sorprendere è soprattutto l’India: gli UHNWI indiani sono passati da 12.161 nel 2021 a 19.877 nel 2026, una crescita superiore al 63%, e dovrebbero arrivare a oltre 25 mila entro il 2031.
Ma la mappa dei prossimi cinque anni racconta soprattutto l’ascesa di nuovi poli della ricchezza. L’Indonesia potrebbe vedere aumentare dell’82% la propria popolazione ultra-facoltosa, mentre Arabia Saudita e Polonia sono entrambe previste a +63%, Vietnam +59% e Australia quasi +59%.
L’Italia ha già più di 15 mila ultra-ricchiL’Italia parte da numeri decisamente meno spettacolari rispetto alle grandi potenze della ricchezza mondiale, ma tutt’altro che marginali.
Secondo il Wealth Sizing Model di Knight Frank, nel 2026 sono 15.433 gli italiani con un patrimonio superiore ai 30 milioni di dollari, contro i 12.547 del 2021: in cinque anni l’aumento è stato quindi del 23%. Entro il 2031 il numero potrebbe arrivare a 16.667, con una crescita ulteriore più contenuta, pari all’8%.
Ancora più interessante è il dato sui miliardari. Nel 2026 Knight Frank ne conta 61 in Italia, numero che potrebbe raggiungere quota 82 nel 2031, segnando una crescita del 34%.
Non siamo quindi davanti a una nuova Silicon Valley mediterranea, né a un’esplosione domestica paragonabile a quella statunitense. Il fenomeno italiano è diverso e, forse, ancora più interessante: oltre a produrre ricchezza propria, l’Italia sta diventando un luogo nel quale la ricchezza internazionale sceglie di trasferirsi.
L’Italia è diventata una «tax-led magnet»Knight Frank utilizza un’espressione molto chiara: «tax-led magnet», una calamita fiscale.
La riforma britannica che ha abolito il vecchio regime dei non-dom ha contribuito a spingere una parte dei grandi patrimoni mobili verso nuove destinazioni, tra cui Monaco, Svizzera, Emirati Arabi Uniti e proprio Italia. A favorire il nostro Paese è il regime forfettario destinato ai nuovi residenti facoltosi, che secondo il rapporto continua ad attirare ricchezza internazionale nonostante l’aumento dell’importo annuale a 300 mila euro.
Il primo beneficiario è Milano, dove nel 2025 la domanda di immobili prime ha in alcuni casi superato la disponibilità di prodotto, spingendo una parte degli acquirenti a guardare anche verso Roma, Toscana e Lago di Como.
Ed è proprio qui che il fenomeno diventa più ampio della semplice questione fiscale. I nuovi residenti non portano soltanto il pagamento dell’imposta forfettaria, ma spendono sul territorio, assumono personale, acquistano immobili, utilizzano studi legali, consulenti, scuole e servizi. Nel capitolo dedicato ai family office, Knight Frank sottolinea come gli UHNWI trasferiti in Italia stiano immettendo somme significative nell’economia locale proprio attraverso real estate, lifestyle e servizi professionali.
I ricchi non emigrano più: vivono in quattro o cinque posti diversiC’è però un cambiamento ancora più profondo dietro questi numeri, perché il vecchio concetto del miliardario che lascia un Paese per trasferirsi definitivamente in un altro sta progressivamente scomparendo.
I grandi patrimoni contemporanei organizzano sempre più spesso la propria vita tra più città, più case e più giurisdizioni fiscali, scegliendo una destinazione per gli affari, un’altra per la famiglia, una terza per il tempo libero e magari una quarta per ragioni fiscali o patrimoniali. Knight Frank definisce questo modello «dip-in, dip-out»: si entra e si esce dalle grandi città globali a seconda delle necessità, senza che nessuna debba necessariamente diventare l’unica residenza permanente.
La conseguenza è un paradosso. La ricchezza non è mai stata così mobile, ma contemporaneamente si concentra in un numero sempre più ristretto di luoghi ritenuti sicuri, efficienti e prevedibili. New York, Florida, Dubai, Londra e Singapore continuano quindi ad attirare quote enormi di capitale, mentre in Europa crescono destinazioni fiscalmente più efficienti come Milano e Madrid.
A cambiare è anche il modo in cui vengono comprate le case. Sempre più UHNWI trascorrono meno di 90 giorni all’anno nelle città che un tempo avrebbero scelto come propria residenza principale, alimentando il mercato degli affitti super-prime e aumentando il valore degli immobili già completamente ristrutturati e pronti per essere abitati.
Le case di lusso continuano a salire mentre il resto del mercato rallentaQuesta enorme creazione di ricchezza contribuisce infatti a spiegare perché il segmento immobiliare di lusso riesca a muoversi secondo regole sempre più diverse rispetto al mercato tradizionale.
Nel 2025, secondo il Prime International Residential Index, i prezzi degli immobili di lusso sono aumentati mediamente del 3,2% nel mondo e 73 dei 100 mercati analizzati hanno chiuso l’anno in crescita.
A Tokyo, in particolare nel segmento delle nuove costruzioni analizzato dal report, l’aumento ha raggiunto il 58,5%, mentre Dubai ha registrato un +25,1% e ben 500 compravendite superiori ai 10 milioni di dollari, confermandosi uno dei centri nevralgici della nuova ricchezza internazionale.
Milano ha registrato invece un incremento dei prezzi prime molto più contenuto, pari allo 0,4%, ma il punto italiano non è la corsa dei valori quanto la domanda: la città sta entrando sempre più chiaramente nel circuito delle basi scelte dai grandi patrimoni internazionali.
Un milione di dollari, peraltro, nel capoluogo lombardo acquistava alla fine del 2025 circa 45,8 metri quadrati di immobili prime, contro quasi 60 nel 2020. A Monaco la stessa cifra permette ormai di acquistare appena 16 metri quadrati, a Hong Kong 22,5 e a Ginevra 27,9.
La «plutonomia» vent’anni dopoC’è una parola che attraversa il Wealth Report e che forse spiega meglio di qualsiasi altra il fenomeno: plutonomia.
Knight Frank l’aveva utilizzata già nella prima edizione del rapporto, vent’anni fa, per descrivere un’economia nella quale una quota sproporzionata della ricchezza è concentrata nelle mani della parte più ricca della popolazione. Oggi il report sostiene che quella struttura non sia scomparsa, ma si sia rafforzata, alimentata dalla tecnologia, dall’aumento del valore degli asset e dalla finanziarizzazione dell’economia.
E così, mentre buona parte del mondo continua a fare i conti con costo della vita, inflazione, mutui e salari che faticano a tenere il passo, al vertice della piramide patrimoniale accade qualcosa di completamente diverso: ogni sedici minuti, in media, qualcuno entra nel club di chi possiede almeno 30 milioni di dollari.
Sono quasi quattro persone ogni ora. Ed è probabilmente questo, più di qualsiasi villa sul Lago di Como o jet privato, il dato che racconta davvero la nuova geografia della ricchezza.