Pubblichiamo lo stralcio del libro di Nicola Porro «Il Padreterno è liberale. Antonio Martino e le idee che non muoiono mai» in cui l’economista parla di San Francesco ed esprime la famosa tesi secondo cui per i poveri fece molto di più il padre mercante del figlio santo di cui oggi si celebrano gli 800 anni dalla morte.

 

Mi disse Antonio Martino: «Feci un articolo su Il Giornale che fece impazzire Montanelli; mi riservò tutta la terza pagina del quotidiano. Argomentai che i poveri erano stati aiutati molto più efficacemente dal padre di san Francesco che non dal figlio. Perché il padre dava loro un lavoro. Mentre san Francesco predicava la povertà. Ma nella povertà non c’è nessun merito. Chiunque può diventare povero, se lo vuole. Non è difficile. Diventare ricco è difficile».

 

CHI ERA COSTUI

Pietro di Bernardone, il padre di san francesco, rappresenta poi una figura centrale di ciò che oggi siamo diventati e questo Martino implicitamente lo rivendicava. Chi era costui? Dante Alighieri lo cita nella Divina Commedia, ma non è che siano rimaste molte tracce scritte sulla sua vita. Si sa che era un ricco commerciante di stoffe attivo nell’Umbria settentrionale, nel Ducato di Spoleto, tra il XII e il XIII secolo. Sposò una nobile provenzale, Pica de Bourlemont, ed ebbe due figli, Francesco e Angelo.

Il primogenito ha una conversione quando ha circa 20 anni, tra il 1202 e il 1204: probabilmente la voglia di partecipare alla Quarta crociata, ma anche il desiderio di diventare cavaliere, Francesco si spoglia materialmente di tutti i suoi beni, abiti compresi, per darsi a una vita all’insegna della carità. Proprio quest’esistenza all’insegna di umiltà e carità ne fecero, dopo la morte nel 1226 e la canonizzazione appena due anni più tardi, un santo particolarmente amato dalla gente, tanto da divenire il patrono d’Italia.

Eppure – non vi sembri una provocazione – è Pietro di Bernardone che ha inciso sulla storia d’Italia in certo senso più in profondità dello stesso san Francesco. Sono i commercianti come lui che hanno consentito all’Italia dei Comuni di superare le paralisi del Medioevo e di creare, con la nascita delle borghesie cittadine, un boom economico e culturale che avrebbe cambiato in breve il volto della penisola.
Sono quelli come Pietro di Bernardone che fanno girare i soldi, creano economie di scala, fanno sorgere filiere produttive. «Non c’è nessun merito nell’essere povero», come disse Antonio Martino.