È uno scontro dalle profonde venature politiche quello che si sta registrando, negli Stati Uniti, all’ombra del dibattito sull’IA. Il ceo di Palantir, Alex Karp, ha preso le distanze dalla proposta, avanzata da Dario Amodei, di rallentare lo sviluppo dell’Intelligenza artificiale a causa dei rischi catastrofici che essa comporterebbe.
«Se non avessimo degli avversari, sarei molto favorevole a sospendere completamente questa tecnologia, ma li abbiamo. Non si può sospenderla», ha detto. Il riferimento era ovviamente alla competizione con la Cina.
Non è del resto un mistero che Peter Thiel abbia sempre avversato le regolamentazioni nel settore tecnologico, sostenendo che avrebbero indebolito la capacità competitiva di Washington nei confronti di Pechino.
Non a caso, durante le conferenze romane che ha tenuto a marzo, Thiel ha sostenuto che l’anticristo punterebbe a prendere il potere facendo leva sulla paura dell’Armageddon: il suo obiettivo, argomentava il presidente di Palantir, sarebbe quello di creare uno Stato mondiale, basato su norme e controlli che imbriglierebbero lo sviluppo tecnologico.
Difficile non vedere una tale visione come antitetica all’approccio di Anthropic. È stato un ex ricercatore di questa società, Jacob Coxon, a sostenere che l’IA potrebbe distruggere l’umanità in pochi anni.
Ed è stato Amodei a invocare un rallentamento nello sviluppo di questa tecnologia, chiedendo un’esenzione dalla normativa antitrust che consenta ai player del settore di coordinarsi per salvaguardare la sicurezza dell’Intelligenza artificiale. Una linea, questa, sposata anche da OpenAI che, giusto l’altro ieri, ha annunciato d’aver riscontrato sei casi di «comportamento imprevisto o preoccupante dei modelli» di IA.
Senza trascurare che Amodei ha anche auspicato che, sempre in materia di sviluppo dell’Intelligenza artificiale «gli Usa e altri governi democratici cerchino di coordinarsi con i governi autoritari, nella misura in cui ciò sia possibile».
Tradotto: le regolamentazioni del settore andrebbero, secondo lui, adottate anche in accordo con Pechino. Una posizione assai distante da quella di Thiel e Karp. Ora, una certa narrazione tende a dipingere Palantir come l’emblema della cosiddetta «tecnodestra», che remerebbe contro l’approccio etico e responsabile di Amodei.
In realtà, la situazione è più complessa. In primis, non è affatto detto che la linea di Anthropic – che è stata criticata anche dal responsabile IA di Microsoft, Mustafa Suleyman – sia esattamente altruistica. Secondo il presidente della Federal Trade Commission, Andrew Ferguson, la società di Amodei, con la scusa dell’apocalisse, punterebbe ad aggirare le normative antitrust per arrivare a un cartello con altre aziende del comparto tecnologico.
Si tratta di una preoccupazione ventilata anche da Alvaro Bedoya, che era nella Federal Trade Commission ai tempi di Joe Biden. In secondo luogo, si registra uno scontro politico. Thiel è considerato assai vicino a JD Vance, le cui ambizioni presidenziali per il 2028 sono arcinote. Amodei, di contro, è storicamente un sostenitore dem e, nel 2024, supportò Kamala Harris.
Non è quindi un caso che Barack Obama abbia rilanciato la narrazione catastrofista di Anthropic. L’ex presidente americano, che spera di ritagliarsi nuovamente il ruolo di grande regista dell’Asinello per le presidenziali del 2028, spera di far sì che – tramite Amodei – il Partito democratico possa ricucire con quei big tech che, negli scorsi anni, si erano avvicinati all’orbita repubblicana.
Senza contare che sia i dem sia Anthropic stanno cavalcando il catastrofismo anche per assecondare i sentimenti ostili verso i data center, attualmente molto oateggiati dagli americani: l’Asinello lo fa per colpire Trump in vista delle Midterm, Amodei per ingraziarsi il mercato statunitense in previsione della quotazione di Borsa.
C’è anche poi una questione vaticana. È vero che la Santa Sede guarda con sospetto a Palantir, mentre il cofondatore di Anthropic, Christopher Olah, era, a maggio, tra i relatori della conferenza di presentazione di Magnifica Humanitas in Vaticano. Tuttavia, è altrettanto vero che, nella sua enciclica, Leone XIV, pur chiedendo regole e sottolineandone i rischi, non ha sposato una visione catastrofista dell’IA.
Infine, va compresa la logica in cui Donald Trump si sta muovendo. A novembre, l’inquilino della Casa Bianca ha avviato la Missione Genesis: un’iniziativa nel campo dell’IA che «accelererà drasticamente le scoperte scientifiche, rafforzerà la sicurezza nazionale, garantirà il predominio energetico». Si tratta di una sorta di Progetto Manhattan 2.0, che spiega l’importanza strategica dell’Intelligenza artificiale agli occhi del presidente.
Non a caso, Trump non sposa una linea di totale deregulation. Vuole semmai che le aziende del settore tengano conto degli obiettivi geopolitici di Washington e, in nome della competizione con Pechino, evita di imporre loro regolamentazioni considerate eccessive. Insomma, la «tecnodestra» ha i suoi aspetti controversi, ma segue anche una logica geostrategica concreta.
Al contempo, l’«alleanza» tra Amodei e Obama suggerisce l’emergere di una «tecnosinistra» insofferente alla legislazione antitrust. Forse è anche di questo che bisognerebbe cominciare a parlare. Non senza preoccupazione.