Non ci sono solo le primarie. Silvia Salis potrebbe scendere in campo come federatore della galassia di centro del centrosinistra, e così cedendo alle richieste sempre più pressanti che le arrivano da più ambienti, ma dopo i gazebo. È questa, infatti, una delle opzioni che la sindaca di Genova starebbe valutando. Una strada che le permetterebbe di tenere insieme due esigenze: sottrarsi, come sempre ha detto di voler fare, all’arena dei gazebo, che si annuncia caotica, affollata e conflittuale, ma nello stesso tempo non sparire del tutto dalla scena nazionale. Non farsi scappare quello che gli americani chiamano il “momentum”, la contingenza in cui, per una serie di fattori, sembra che tutti gli astri convergono su di te.

Ecco, allora, il piano che si sta facendo largo tra Genova e Roma: presentarsi, ma dopo. Dare la propria disponibilità a riunire le varie sigle di centro che, finora, non sono riuscite a trovare una convergenza, ma dopo il ring delle primarie. In questo mondo, peraltro, non verrebbe meno a quanto ha detto fin qui: non mi candido alle primarie. Nello stesso tempo, però, non si lascerebbe sfuggire l’occasione di essere una protagonista nel centrosinistra.

Occasione che ora le viene offerta, ma che più avanti potrebbe svanire. Le fasi della politica, come insegna la storia recente, sono sempre più corte, sempre più veloci. Il consenso è velocissimo a salire, ma altrettanto a scendere. Per questo in molti stanno suggerendo a Salis di non sottrarsi del tutto alla partita che comincerà tra poche settimane.

 

I TEMPI

Ora è la novità del momento, la promessa del centrosinistra, l’attesa. Ma fra sei mesi? Dopo le elezioni politiche? Per questo l’ipotesi di presentarsi dopo le primarie, offrendosi come la sola capace di riunire il centro del centrosinistra, sta diventando una possibilità.

Intanto, in ottobre, uscirà il suo libro, È già domani. E le presentazioni in giro per l’Italia saranno un test per verificare il consenso di Salis fuori da Genova e dalla Liguria.
Si vedrà se la stella della sindaca-atleta, espressione di una sinistra pop, moderna, riformista, determinata, brilla anche oltre i confini della città della Lanterna o no.
Peraltro dal 2 al 4 ottobre si svolgerà anche la Leopolda, il rituale appuntamento organizzato da Matteo Renzi nella vecchia stazione fiorentina. Momento cruciale per fare il punto sui riformisti del centrosinistra e sulla strada da intraprendere.

Le iniziative, in quell’area, continuano a essere tante e distinte. C’è Renzi che vuole lanciare Casa Riformista, un contenitore che vorrebbe andare oltre Italia Viva. C’è Alessandro Onorato, con il suo Progetto Civico, che punta a riunire gli amministratori e i civici di tutto il Paese e che, di recente, ha fatto un’alleanza con Ismaele La Vardera, ex inviato de Le Iene, ora deputato regionale della Sicilia, che ha portato il suo movimento politico, Controcorrente, all'interno di Progetto civico, assumendo il ruolo di presidente nazionale. Un patto che consente a Onorato di radicarsi nell’isola. C’è, poi, Ernesto Ruffini, coi comitati Più Uno, diffusi in tutto il Paese. C’è Riccardo Magi, con +Europa. Finora, però, nessuno ha avuto la forza di riunire tutti. Vero è che la personalità più forte, in quest’area, resta Renzi.

Per capillarità della struttura politica di cui dispone, per il fatto di essere senza dubbio il leader dell’area più conosciuto, per il curriculum, potendo vantare di aver guidato il primo partito dell’opposizione e di essere stato Palazzo Chigi.

 

RIFORMISTI AL MEETING

Prima della ripresa, poi, c’è un altro appuntamento interessante per i destini del centro: il Meeting di Rimini, evento vicino al mondo di Comunione e Liberazione.
Ospiti a Rimini saranno, nell’area riformista del centrosinistra, Maria Elena Boschi, capogruppo alla Camera dei deputati per Italia Viva, Gaetano Manfredi, sindaco di Napoli, Beppe Sala, sindaco di Milano, Pina Picierno, che, uscita dal Pd, ha dato vita a Spazio Pubblico.

Per il Partito democratico, fa il pieno l’area riformista con Giorgio Gori, Stefano Bonaccini, Irene Tinagli e Michele De Pascale, presidente della Regione Emilia Romagna, stella emergente dell’area, da molti guardato come una promessa per un dopo-Schlein. Anche lì si capiranno i movimenti del centro.