Alessandro Di Battista ha un tumore al cervello. La notizia, resa pubblica nei giorni scorsi direttamente da lui, è arrivata dopo un malore accusato dall’ex parlamentare mentre si trovava a Cuba. Gli accertamenti hanno evidenziato un edema cerebrale associato a una massa tumorale, che ha richiesto un intervento chirurgico d’urgenza. I medici sono riusciti ad asportare quasi tutta la massa e ora per Di Battista si apre la fase delle terapie e dei controlli. Il caso riporta l’attenzione su una malattia che continua a suscitare particolare allarme, ma che comprende in realtà un gruppo molto eterogeneo di neoplasie. Tumore al cervello è infatti una definizione generica: cambiano l’origine delle cellule, la sede, la velocità di crescita, le caratteristiche molecolari e, di conseguenza, anche le possibilità di trattamento e la prognosi. Nel caso di Di Battista non sono state rese pubbliche informazioni sufficienti per stabilire quale sia la natura del tumore. Non è quindi possibile attribuirgli una diagnosi specifica né formulare considerazioni sulla prognosi. La sua vicenda permette però di affrontare una domanda che riguarda ogni anno migliaia di italiani: quali sono i sintomi di un tumore cerebrale, quando devono essere approfonditi e quali sono oggi le possibilità di cura?
In Italia, secondo i dati più recenti contenuti nel rapporto del Ministero della Salute “I numeri del cancro in Italia”, nel 2024 sono state stimate 6.126 nuove diagnosi di tumore del sistema nervoso centrale, una categoria che comprende diverse neoplasie e non coincide soltanto con i tumori primitivi del cervello. Sono numeri inferiori a quelli delle principali forme di cancro, ma si tratta di patologie particolarmente complesse perché colpiscono l’organo che controlla le funzioni fondamentali dell’organismo. E proprio la loro posizione rende spesso difficile intervenire senza compromettere le aree sane circostanti.
Mal di testa, vista, linguaggio: i segnali da non sottovalutare
Non esiste un unico sintomo del tumore al cervello. Molto dipende dalla zona interessata, dalle dimensioni della massa e dalla velocità con cui cresce. Tra i possibili segnali ci sono una cefalea nuova o progressivamente più intensa, nausea e vomito senza una causa evidente, disturbi della vista, difficoltà nel parlare, problemi di equilibrio, perdita di forza o sensibilità a un lato del corpo e cambiamenti nelle capacità cognitive o nel comportamento. Un altro campanello d’allarme può essere una crisi epilettica comparsa per la prima volta in età adulta. Nessuno di questi sintomi, preso singolarmente, indica però necessariamente la presenza di un tumore: nella maggior parte dei casi esistono spiegazioni differenti. A richiedere attenzione è soprattutto la comparsa di disturbi nuovi, persistenti o progressivi. L’edema cerebrale, quello riferito nel caso di Di Battista, è un gonfiore del tessuto cerebrale che può accompagnare una massa tumorale. Poiché il cervello si trova all’interno di una struttura rigida come il cranio, l’aumento di volume può determinare un incremento della pressione intracranica e provocare sintomi anche importanti.
Quali esami effettuare
Quando esiste un sospetto, l’esame di riferimento è generalmente la risonanza magnetica cerebrale, spesso con mezzo di contrasto. La TAC può essere utilizzata soprattutto nelle situazioni urgenti. L’immagine, però, non basta sempre a stabilire la natura della lesione: per definire il tumore sono spesso necessari un prelievo di tessuto e l’analisi istologica e molecolare. È proprio quest’ultimo passaggio ad aver cambiato profondamente la diagnosi. Oggi non si guarda soltanto all’aspetto delle cellule al microscopio, ma anche alle alterazioni molecolari del tumore. Queste informazioni aiutano a classificare meglio la malattia e, in alcuni casi, a individuare trattamenti mirati.
Glioblastoma, metastasi e le forme più aggressive
Tra i tumori primitivi del sistema nervoso centrale ci sono i gliomi, che comprendono forme molto diverse per comportamento biologico. In Italia vengono diagnosticati ogni anno oltre 3.000 nuovi casi di glioma, secondo Fondazione AIOM. Il glioblastoma è il glioma maligno di grado 4 più frequente nell’adulto ed è una delle forme più aggressive. La sua difficoltà terapeutica dipende anche dalla capacità delle cellule tumorali di infiltrare il tessuto cerebrale circostante: per questo, anche quando il chirurgo riesce a rimuovere la massa visibile, possono rimanere cellule microscopiche. Ma non tutti i tumori cerebrali hanno lo stesso comportamento. Esistono forme a crescita più lenta e neoplasie che possono essere controllate per molti anni. La prognosi dipende dalla tipologia del tumore, dal grado, dalla sede, dall’età del paziente, dalle condizioni generali e dalle caratteristiche molecolari. Ci sono poi le metastasi cerebrali, che non nascono nel cervello ma derivano dalla diffusione di un tumore sviluppato in un altro organo. Sono più frequenti dei tumori primitivi cerebrali e vengono trattate tenendo conto sia della sede cerebrale sia del tumore di origine. Per la maggior parte dei tumori al cervello non esiste oggi uno screening della popolazione generale. Non ci sono quindi esami da effettuare periodicamente su persone sane, come avviene per alcune altre neoplasie. La diagnosi nasce generalmente dall’approfondimento di sintomi o reperti clinici.
Dalla neurochirurgia all’immunoterapia: cosa sta cambiando
La chirurgia rimane uno dei pilastri della cura per il tumore al cervello . Quando è possibile, l’obiettivo è rimuovere la maggiore quantità di tumore preservando le funzioni neurologiche. Nel cervello, infatti, “togliere tutto” non è sempre possibile: una massa può trovarsi vicino ad aree responsabili del linguaggio, del movimento o della vista. Per le forme più aggressive, come il glioblastoma, il trattamento standard comprende generalmente chirurgia, radioterapia e temozolomide, un farmaco chemioterapico. Il percorso viene poi adattato alle caratteristiche della singola neoplasia. La vera svolta degli ultimi anni è la medicina di precisione. La classificazione molecolare consente di distinguere tumori che, pur sembrando simili all’esame microscopico, possono avere comportamenti differenti. In alcune forme sono già disponibili farmaci diretti contro specifiche alterazioni molecolari. La ricerca sta inoltre studiando nuove strategie, tra le quali diverse forme di immunoterapia, vaccini terapeutici e terapie cellulari. Per molte di queste soluzioni si tratta ancora di approcci sperimentali o riservati a specifici contesti clinici.
La barriera ematoencefalica
Il problema resta quello di raggiungere il tumore senza danneggiare il cervello sano. La barriera ematoencefalica, che protegge il sistema nervoso centrale da molte sostanze presenti nel sangue, rappresenta infatti anche un ostacolo alla distribuzione di numerosi farmaci. Il caso di Di Battista riporta così l’attenzione su una malattia complessa e molto diversa da come spesso viene raccontata. Non esiste “il” tumore al cervello, ma molte malattie differenti. E la direzione della ricerca è sempre più chiara: diagnosticare meglio, conoscere la biologia del tumore e colpire le cellule malate preservando il più possibile il cervello sano.