Il ministro turco per l’industria e la tecnologia, Mehmet Fatih Kacır, ha firmato a Washington una serie di accordi che portano la Turchia nel programma spaziale Artemis come 71ª nazione. Presenti all’evento l’amministratore della Nasa Jared Isaacman, il vice segretario di Stato americano per lo Spazio e l’Ambiente, Connor Tomlinson, e il presidente dell’Agenzia spaziale turca Yusuf Kıraç. Ankara si unisce così alla coalizione internazionale di nazioni che condividono gli stessi ideali e si impegnano per un’esplorazione spaziale «pacifica e trasparente».
L’ingresso della Turchia negli Accordi di Artemis
Isaacman ha dichiarato: «È un privilegio per me dare il benvenuto alla Repubblica di Turchia negli Accordi di Artemis; lo scorso anno, il Presidente Trump aveva incaricato la Nasa di accelerare il ritorno sulla superficie lunare, e di stabilire la prima presenza umana permanente su un altro mondo, una base lunare, nonché di gettare le basi per l’esplorazione umana di Marte. La Nasa non intraprende mai queste grandi imprese da sola. Sulla base lunare, stiamo applicando i principi degli accordi internazionali e la Nasa ha invitato tutti i firmatari a partecipare a questa impresa, creando opportunità per le nazioni di contribuire con componenti importanti, carichi utili scientifici, dimostrazioni tecnologiche, satelliti e altri congegni che portino capacità alle future missioni del programma».
I recenti successi turchi nel volo spaziale umano sottolineano l’impegno della nazione nell’esplorazione spaziale. Nel 2024 è stato inviato nello spazio il primo astronauta turco, Alper Gezervaci, che aveva raggiunto la Stazione Spaziale Internazionale con la missione Axiom 3, conducendo ricerche scientifiche al fianco degli astronauti della Nasa. Nello stesso anno, una seconda astronauta turca, Tuva Atasever, ha volato con la missione suborbitale Virgin Galactic 07, conducendo esperimenti e ricerche riguardanti la fisiologia.
La Turchia alla «conquista» della Luna
Così, la Turchia lancerà presto la sua prima missione lunare denominata Ayap-1, unendosi al piccolo ma crescente gruppo di nazioni che costruiscono e lanciano i propri satelliti sulla Luna. Questa adesione coincide anche con i preparativi per ospitare il Congresso astronautico internazionale di Antalya (nota località turca), previsto per il prossimo mese di ottobre. Vi parteciperanno decine di firmatari degli accordi di Artemis per discutere del futuro dell’esplorazione spaziale, appunto definita «pacifica e trasparente».
Quelli che vengono definiti gli «Accordi di Artemis» sono una serie di convenzioni risalenti al 2020, con le quali la Nasa e il Dipartimento di Stato si sono uniti ad altre sette nazioni fondatrici in risposta al crescente interesse per le attività lunari da parte di governi e aziende private. Attraverso i vincoli e le possibilità offerte dal protocollo, hanno introdotto la prima serie di principi pratici volti a migliorare la sicurezza e il coordinamento tra le nazioni nell’esplorazione lunare, quella di Marte e oltre, impegnando le nazioni a: esplorare in modo pacifico e trasparente, quindi condividendo le scoperte; prestare aiuto a chi ne ha bisogno; consentire l’accesso ai dati scientifici raccolti, garantire che le attività nazionali non interferiscano con quelle altrui; preservare siti e manufatti di importanza storica e scientifica.
L’intento era quindi quello di creare i presupposti per una vera e propria Età dell’Oro dell’esplorazione e dell’innovazione spaziali. La Turchia ha inaugurato una propria attività di ricerca spaziale negli anni ’80 con l’Istituto di ricerca sulle tecnologie spaziali (Tubitak-Uzay), che ha cominciato la sua attività con la costruzione di satelliti. Con la creazione dell’Agenzia spaziale turca (Tua), avvenuta nel dicembre 2018, la nazione è entrata ufficialmente nella comunità spaziale internazionale e nel 2021 ha varato il programma spaziale nazionale (Mup) di durata decennale.