Si fa sempre più traballante la poltrona di Pete Hegseth. Giovedì, Donald Trump ha annunciato che l’esecuzione di Nidal Malik Hasan, condannato per l’omicidio di 13 persone avvenuto nel 2009 nella base militare di Fort Hood, non avverrà in diretta streaming.

«Credo che trasmettere in streaming l’esecuzione avrebbe potuto rappresentare un forte deterrente per il mondo, mostrando come l’America tratta i terroristi e la feccia come Hasan. Tuttavia, molte persone di buon cuore e con le migliori intenzioni preferirebbero non assistere alla sua morte, né in streaming né tramite altri mezzi visivi. Morirà, come previsto, per fucilazione, ma questo evento non sarà trasmesso in streaming», ha affermato il presidente statunitense su Truth.

Come Trump ha «rinnegato» Pete Hegseth

La decisione di Trump ha quindi platealmente sconfessato Hegseth, che, la settimana scorsa, aveva stabilito che l’esecuzione di Hasan sarebbe stata trasmessa in streaming, scatenando così un putiferio di polemiche. A criticare la sua decisione erano stati vari parlamentari sia dem che repubblicani.

Non solo. A esprimere fastidio era stato anche JD Vance. «Non la guarderò», aveva detto il vicepresidente statunitense, riferendosi all’esecuzione in diretta streaming. Freddezza era stata altresì espressa da uno stretto alleato parlamentare di Trump, come lo Speaker della Camera, Mike Johnson.

Lo stesso inquilino della Casa Bianca, negli ultimi giorni, pur approvando che Hasan venga giustiziato tramite fucilazione, si era mostrato titubante, in privato, sull’eventualità di trasmettere l’esecuzione al grande pubblico.

In particolare, secondo The Atlantic, il presidente avrebbe riscontrato, all’interno dell’amministrazione, un totale scetticismo nei confronti della controversa iniziativa di Hegseth. Non solo. Secondo la testata, anche le alte sfere del Pentagono e dell’intelligence sarebbero rimaste spiacevolmente sorprese dalla decisione del segretario alla Guerra: questi apparati temevano, in particolare, che l’esecuzione in streaming di un musulmano, come Hasan, potesse essere usata dalle organizzazioni jihadiste a scopo di reclutamento. Tutto questo ha, alla fine, portato Trump a sconfessare Hegseth. Il che avrà ovviamente delle ripercussioni sugli equilibri interni all’amministrazione statunitense.

Il declino politico di Pete Hegseth

Del resto, per quanto il presidente abbia ripetutamente difeso il capo del Pentagono e pubblicamente negato dissidi con lui, non è che i rapporti tra i due siano troppo idilliaci. A inizio agosto, il Washington Post riferì come si fosse registrata notevole tensione tra loro: Trump, secondo la testata, avrebbe in particolare chiesto spiegazioni a Hegseth in merito all’esaurimento delle scorte di munizioni che affliggono le forze armate americane. Inoltre, come sottolineato da Nbc News, non è la prima volta che il presidente scavalca l’attuale capo del Pentagono. A luglio 2025, Trump annullò, per esempio, una decisione di Hegseth volta a bloccare una spedizione di armamenti all’Ucraina.

Lo stop all’esecuzione in streaming rappresenta anche una chiara vittoria per Vance che è notoriamente ai ferri corti con il segretario alla Guerra: quest’ultimo era infatti in rotta di collisione con l’allora segretario alla Difesa Dan Driscoll, che era uno stretto alleato del vicepresidente. Alla fine, a seguito di queste tensioni, Driscoll si è dimesso a settembre: un avvenimento che ha irritato non poco il numero due della Casa Bianca.

Più in generale, Vance non apprezza come Hegseth abbia gestito la crisi iraniana. Infine, ma non meno importante, recentemente Nbc News ha riferito che il capo del Pentagono starebbe ipotizzando una candidatura alla nomination presidenziale repubblicana del 2028: una notizia che non sarà senza dubbio piaciuta a Vance, le cui ambizioni presidenziali sono arcinote.

Come potrebbe evolversi la situazione

Bisogna poi fare attenzione. Negli ultimi giorni, sono iniziate a circolare delle indiscrezioni, non confermate, secondo cui Trump, sempre più scontento di lui, sarebbe pronto a licenziare Hegseth subito dopo le elezioni di metà mandato del 3 novembre. Non è chiaro quanto questo rumor sia fondato.

È tuttavia evidente come, sia per le sue epurazioni al Pentagono sia per la conduzione del conflitto con Teheran, il segretario alla Guerra si sia fatto un alto numero di nemici tanto all’interno dell’amministrazione quanto in seno alla pattuglia parlamentare repubblicana. Lo stop di Trump all’esecuzione in streaming rappresenta quindi un ulteriore colpo all’influenza di Hegseth, che, forse, guarda a un’eventuale candidatura presidenziale come a una via d’uscita onorevole dal Dipartimento della Guerra. Il tempo ci dirà che cosa effettivamente ne sarà del suo futuro politico. Ma, probabilmente mai come oggi, la poltrona di Hegseth si è rivelata tanto traballante.